Strage di San Giovanni: “Quante bugie sono state dette su Khadija”

Roberto ha 43 anni, con i sue tre bambini e la moglie da dieci anni vive nel palazzo di via Carlo Felice 69 occupato da Action. "Ho fatto questa scelta per dare una vita dignitosa a me e alla mia famiglia – spiega a Fanpage.it – con la speranza di avere prima o poi una casa popolare". "Qui siamo 35 nuclei familiari, circa una quindicina di famiglie italiane, le altre di migranti, sud americani e nord africani soprattutto. Qui andiamo tutti a lavorare, non c'è spaccio o delinquenza. Certo molti sono disoccupati. Insomma è un condominio normalissimo, con venti bambini che si conoscono e giocano assieme". Roberto conosceva bene la famiglia di Khadija, uccisa ieri a coltellate insieme alle due figlie (la terza è in ospedale e lotta contro la morte): "tutte le mattine ci incontravamo al portone di casa per portare i figli a scuola. I bambini sono coetanei e spesso il pomeriggio giocavano assieme. Nessun segno di squilibrio particolare, una famiglia normale insomma. Si certo lo so, sembra una frase fatta, quello che dicono sempre i vicini in questi casi ma vi posso assicurare che è vero".
Chiediamo a Roberto se è vero che Khadija fosse cambiata dopo un viaggio in Marocco, che da alcune settimane mettesse il velo: "sui giornali tante scempiaggini abbiamo letto in queste ore. Aveva sempre portato il fazzoletto in testa, chi dice che lo faceva da poco non la conosceva o sta speculando su una tragedia. Si è vero, due anni fa era tornata per un lungo periodo a casa, ma perché dopo la nascita dell'ultima bambina aveva avuto una lunga depressione postparto. Niente di torbido come lasciano intendere alcune testate". Ora è dura tornare alla normalità a via Carlo Felice. Fuori il portone uno striscione che recita: "Tutta la comunità è solidale e colpita dal dramma accaduto chiediamo riserbo e rispetto per le vittime e per la comunità stessa". Per terra tanti fiori. "Ora stiamo andando da Idris, in ospedale, gli stiamo portando dei vestiti ed altre cose per stare meglio in ospedale, nel pomeriggio ci riuniremo per capire cosa fare, forse una fiaccolata".