La sindaca di Roma Virginia Raggi torna a parlare dell'inchiesta sulla costruzione del nuovo stadio della Roma, ennesimo terremoto giudiziario e politico che ha sconvolto la Capitale. Lo fa davanti alle telecamere di Porta a Porta, su Rai 1, nel "salotto" di Bruno Vespa. E lo fa tornando ad attaccare con rabbia la stampa, come aveva già fatto nel corso della giornata annunciando querele per quella che aveva definito una rassegna stampa "vergognosa". Un termine che ritorna: "Vergognoso – ha detto la prima cittadina in tv secondo le indiscrezioni riportate dalle agenzie di stampa – La procura ha detto che io non c'entro… E tra l'altro sono indagati esponenti di altre parti politiche, eppure sulla stampa si è parlato di sistema Raggi. Ma io non sono lo sfogatoio d'Italia, questa cosa deve finire!".

L'inchiesta "Rinascimento", deflagrata ieri con nove arresti per corruzione che riguardano figure di vertice del mondo imprenditoriale e politico romano, come l'imprenditore Luca Parnasi (in carcere) e il presidente di Acea Luca Lanzalone (che ha presentato le proprie dimissioni e si trova ai domiciliari), al di là delle eventuali responsabilità penali, individuali, secondo molti commentatori chiama in causa anche il piano della politica. La tesi che sostengono in tanti è che il MoVimento 5 stelle romano e la sindaca Raggi debbano assumersi le proprie responsabilità, stante anche il coinvolgimento di figure di primo piano del o vicine al M5s, come lo stesso Lanzalone e il capogruppo in Campidoglio dei Cinque stelle Paolo Ferrara, che si è autosospeso. Ma la sindaca, almeno stando ad altre dichiarazioni rilasciate nel salotto di Vespa, non sembra essere intenzionata a farlo: "Io non rispondo per altri – ha aggiunto a Porta a Porta – Lanzalone è un professionista". Ieri la Raggi, poco dopo gli arresti, si era limitata ad affermare "chi ha sbagliato pagherà", mentre nel pomeriggio non si è presentata in Consiglio comunale: la minoranza del Pd ha chiesto un suo intervento per chiarire i suoi rapporti con Lanzalone.