Qualcosa sembra essersi mosso nel litorale laziale, con il Comune di Fiumicino che qualche mese fa ha finanziato l'installazione di un geotubo lungo la spiaggia di Fregene, cercando di contrastare il fenomeno dell'erosione. Tutto era iniziato con i migliori auspici, con i lavori che sono stati ultimati qualche giorno fa ma non completati a causa del costante mutamento delle condizioni climatiche e dell'arrivo della stagione balneare. A simboleggiare il tutto alcuni cartelli che da qualche giorno spuntano dalle onde del mar Tirreno: sono circa dieci segnali, ognuno dei quali riporta la scritta "Attenzione Struttura Soffolta", con tanto di traduzione in inglese e di disegnino esplicativo. La ditta promotrice dei lavori ha spiegato che la presenza di quei cartelli corrisponderebbe a un adattamento delle "prescrizioni per le autorizzazioni all'intervento", ma il tutto potrebbe trasformarsi in una minaccia alla sicurezza dei bagnanti. Quello che dovrebbe essere un intervento salvifico rischia di creare ulteriori problemi ai titolari degli stabilimenti, che già in passato avevano denunciato la tardività dell'inizio dei lavori. "Tutto questo doveva essere effettuato almeno cinque anni fa", spiega a Fanpage.it il titolare dello stabilimento PointBreak Luca Pacitto, uno degli esercenti maggiormente danneggiati dall'erosione. I rischi non coinvolgono soltanto i titolari degli esercizi commerciali, ma anche i bagnanti, che denunciano il pericolo di possibili infortuni a seguito della segnaletica e del geotubo non del tutto protetto. "Una madre – si legge nel gruppo Facebook "Tutto di Fregene" – ha riportato una contusione, ma poteva andare peggio". Con la stagione estiva alle porte il rischio è che incidenti analoghi possano replicarsi nuovamente, con la salvaguardia dei bagnanti a repentaglio sia per la presenza dei cartelli in mare che per il geotubo lasciato momentaneamente a metà.

Le polemiche sul geotubo a Fregene arrivano dopo l'esclusione di Fiumicino dai fondi per l'erosione

Le critiche alla tardività dell'intervento sarebbero la diretta conseguenza di quanto avvenuto qualche giorno fa, con il Comune di Fiumicino che non ha inviato la richiesta dei fondi per fronteggiare l'erosione alla Regione. L'amministrazione non avrebbe fatto in tempo a inviare il tutto alla direzione regionale, che aveva indicato tre parametri del piano di ripascimento nel quale il Comune sarebbe potuto rientrare perfettamente: il limite massimo di 20mila metri cubi di sabbia movimentata, l’invio dell’adeguata documentazione tecnica e l’impegno a completare gli interventi in tempo utile per l’avvio della stagione estiva. Tutti gli atti potevano essere inviati anche oltre il limite temporale, fino all'esaurimento dei fondi a disposizione della Regione, ma una probabile dimenticanza ha fatto sprofondare nel baratro la spiaggia di Fregene e di Focene, scatenando la rabbia dei titolari degli stabilimenti. La situazione attuale sembra essere disperata, con il geotubo incompleto e il piano di ripascimento senza finanziamenti, uniti alla paura che un'altra mareggiata possa cancellare le residue speranze di ripartenza.