C'è un modo di dire che recita "quando il troppo stroppia". Sta a indicare quando l'abbondanza si trasforma in esagerazione, quando il molto diviene indigestione. E la propaganda del ministro dell'Interno Matteo Salvini comincia a fare questo effetto qua. Dopo aver ossessivamente annunciato la sua partecipazione alle operazioni di abbattimento di una villa confiscata al clan Casamonica, il grande giorno questa mattina è finalmente arrivato. L'immagine però è stata molto meno eroica di quella propagandata, il ministro dell'Interno è arrivato a lavoro già iniziato e, calzato il caschetto d'ordinanza, ha superato il fango per raggiungere la ruspa. "Ma non la guido io", ha chiarito mettendosi in posa, per poi aggiungere: "Confesso che regolarmente prove di guida le ho fatte sia in montagna che in pianura e quindi ho una seconda professione come demolitore". Insomma: la ruspa il ministro la sa guidare, è che proprio non è il caso oggi. Giusto il tempo di farsi immortalare da telecamere e macchine fotografiche, e poi via verso un nuovo appuntamento in agenda.

La scena è avvenuta sotto lo sguardo bonario del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che con riserbo istituzionale si è messo in un angolo durante lo show, non risparmiando poi una stoccata al leader della Lega, suggerendo al manovratore della ruspa dell'Esercito: "Spegni il motore!". Una manciata di secondi e Salvini scende dal mezzo lasciando al loro lavoro gli uomini in mimetica che procedono con l'abbattimento. Annunci roboanti e poi tutto si risolve così, in tono decisamente dimesso. L'immagine del ministro e uomo d'azione, del leader di lotta e di governo, si scioglie tra protocolli di sicurezza e il necessario aplomb istituzionale. Il troppo stroppia, e alla fine a Salvini non resta che simulare l'uomo forte che guida la ruspa, mettendo in scena un copione già visto e rivisto di cui nessuno sembrava sentire il bisogno.

Muscoli, ostentazione di forza tutta maschile, polvere e detriti, in secondo piano passa il progetto pensato dal comitato di quartiere assieme alla Regione Lazio per la realizzazione di un parco pubblico al posto della villa confiscata al clan. "Il punto non è tanto ciò che si abbatte oggi, anche se qui siamo in presenza di una villa totalmente abusiva, il punto è ciò che nascerà, domani, alla Romanina: un parco pubblico e una biblioteca a disposizione del quartiere, in una strada, via di Rocca Bernarda,  in cui fino a una manciata di mesi fa i cittadini avevano paura anche solo a passeggiare. – spiega la consigliera regionale Marta Bonafoni – Fa meno clamore certo, fa meno selfie e meno sensazionalismo. Ma il nostro desiderio è per quel che arriverà: le voci dei bambini nel parco, le chiacchiere degli anziani seduti sulla panchina, una comunità che resiste a tutte le barbarie".