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29 Settembre 2019
9:40

Roma, riapre il ristorante dello scontrino da 430 euro: sanate le irregolarità

Ha già riaperto i battenti il ristorante Antico caffè di Marte di Roma, finito al centro delle cronache in questi giorni per un conto molto salato fatto pagare a due turiste giapponesi. La chiusura che era stata disposta venerdì dalla polizia locale per occupazione abusiva di suolo pubblico è durata solo qualche ora: i titolari hanno rimosso tavolini e sedie dal marciapiedi e da sabato il locale è tornato operativo.
A cura di Francesco Loiacono
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Il ristorante Antico caffè di Marte di Roma, finito al centro delle cronache in questi giorni per un conto molto salato fatto pagare a due turiste giapponesi, è aperto e pienamente operativo. La chiusura del locale, disposta nel pomeriggio di venerdì 27 settembre dopo che erano state riscontrate alcune irregolarità per quanto riguarda l'occupazione del suolo pubblico, è durata solo poche ore: già a partire da ieri, sabato 28 settembre, il ristorante è tornato ad aprire i battenti. I titolari hanno infatti liberato i marciapiedi antistanti il locale dai tavolini e dalle sedie che vi erano stati posizionati in maniera irregolare, scongiurando così la sospensione della licenza di cinque giorni che era stata disposta dalla polizia locale. Un provvedimento, quello per occupazione abusiva di suolo pubblico, che era già scattato un'altra volta nelle scorse settimane: adesso i vigili hanno assicurato che i controlli avverranno con una frequenza quotidiana.

Per la mancia inserita nello scontrino i titolari pagheranno una sanzione

La chiusura dell'Antico caffè di Marte era arrivata mentre il locale si trovava al centro della bufera per un conto esorbitante pagato da due turiste giapponese: circa 430 euro per un pranzo a base di pesce, con inclusi 80 euro di mancia. La foto dello scontrino (relativo a un pranzo a inizio settembre), pubblicata sui social network, è diventata in poco tempo tempo virale. Lo scontrino "da record" non c'entra nulla con la chiusura temporanea del locale, avvenuta come detto per altre motivazioni, ma procurerà comunque una grana non da poco ai gestori del ristorante: il motivo è l'inserimento della voce "mancia" all'interno della ricevuta fiscale, una voce di costo che non può essere in alcun modo né imposta ai clienti né inserita nel conto finale. Per questo i titolari dovranno pagare una sanzione amministrativa di circa mille euro. Sembra invece ormai chiusa la querelle sul prezzo del pranzo, al di là della mancia: per quanto molto salato, sarebbe tutto regolare.

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