L'attuale crisi dei rifiuti che sta vivendo Roma era prevedibile dal Campidoglio e da Ama?

Sono prevedibili purtroppo questi momenti di criticità dall'anno 2014, sia nel periodo giugno-luglio, sia nel periodo delle festività natalizie.  Il sistema continua ad essere precario, fragile e ad ogni intoppo purtroppo collassa. Roma è l'unica grande città italiana che non ha valvole di sfogo per i momenti di black out in cui è necessario avere una supplenza. Questo si traduce in siti di stoccaggio provvisorio, ossia delle aree che normalmente non sono impegnate ma sono delle vasche di contenimento, piuttosto che piazzali impermeabilizzati, centri autorizzati e compatibili dal punto di vista ambientale che possono essere utilizzati per togliere i rifiuti dalla strada. Questa deve essere la prima urgenza nel ciclo dei rifiuti, perché costituiscono una minaccia per la salute pubblica. Avere delle aree ben protette, sorvegliate e ben gestite, nelle quale depositare all'occorrenza rifiuti tolti dalla strada, finisce per essere un ‘polmone che dà respiro'. Se non si può parlare di una vera e propria emergenza, la situazione dei rifiuti a Roma presenta ad oggi gravi criticità, che al momento si sta cercando di fronteggiare.

Mentre si completa il ciclo dei rifiuti, cosa serve dunque per fronteggiare le criticità?

Ama ha depositato al Comune di Roma un progetto per realizzare un sito di stoccaggio provvisorio nel mese di ottobre del 2013, prima del mio arrivo. L'azienda fu previdente, ma non c'è mai stata una risposta, nonostante ripetute sollecitazioni da parte di Roma Capitale. Negli anni forse qualche ritardo c'è stato. Il progetto prevedeva una vasca da 2mila metri cubi, che avrebbe dovuto accogliere oltre 3mila tonnellate di rifiuti di giacenza temporanea, un po' il ruolo che stanno avendo adesso le strade di Roma. Secondo quanto previsto dal progetto, i rifiuti presenti in strada sarebbero stati trasferiti temporaneamente nella vasca, svoltata a ciclo continuo, per scongiurare l'immondizia in strada. Un progetto che aveva come locazione Ponte Malnome, nella Valle Galeria, in un'area di proprietà di Ama.

Quali potrebbero essere le soluzioni a lungo termine per chiudere il ciclo dei rifiuti romani?

Il piano per l'emergenza lo ha scritto il presidente della giunta regionale quando ha emesso l'ordinanza che prevede un piano di interventi urgenti per far fronte alla criticità. A lungo termine quello che serve è una progettazione: per prima cosa, incrementare e migliorare la raccolta differenziata, perché da tre anni a oggi la percentuale del rifiuto differenziato a Roma è crescita dell'1 per cento all'anno. Servirebbe uno sviluppo impetuoso della raccolta differenziata e per i rifiuti residui indifferenziati avere degli stabilimenti vocati al recupero di materia e non , come oggi è, della produzione di rifiuto dal rifiuto. Gli attuali Tmb infatti altro non sono che macchinari che trattano rifiuti per produrre altri rifiuti, una parte da inviare in discarica, un'altra agli inceneritori. Finché ci saranno questi apparati ci sarà un vincolo per Roma Capitale ad avere necessità di inceneritori e discariche. Invece penso che rispetto a questo con la disciplina dell'economia circolare sia possibile andare oltre, verso un assetto che guarda n ella direzione del raccolta differenziata e recupero di energia.

Ha ragione Virginia Raggi a indicare nella Regione Lazio e in Nicola Zingaretti i responsabili dell'emergenza rifiuti?

Nel caso della gestione del ciclo dei rifiuti le leggi sono chiare: i comuni organizzano la raccolta, i comuni partecipanti agli enti provinciali sono quelli che devono indicare i siti idonei ad ospitare impianti di trattamento e smaltimento per l'autosufficienza del territorio e le tipologie di impianti da realizzare. La Regione Lazio nel suo piano regionale assume le decisioni dei comuni trasmesse attraverso l'ente provincia e allestisce il piano. Roma Capitale non fa eccezione.

Articolo a cura di Simona Berterame e Alessia Rabbai