La camera ardente di Stefano Colasanti, il pompiere eroe morto nell’esplosione di Rieti
in foto: La camera ardente di Stefano Colasanti, il pompiere eroe morto nell’esplosione di Rieti

"In un'epoca dove molti si defilano dalle loro responsabilità, Stefano Colasanti ha avuto il coraggio di rischiare la propria vita per salvarne tante altre", ha detto il sindaco di Rieti, Antonio Cicchetti, entrando al comando dei vigili del fuoco di via Sacchetti Sassetti. È lì che si è aperta questa mattina la camera ardente per dare l'ultimo saluto al pompiere morto il 5 dicembre nell'esplosione avvenuta nell'area di servizio Ip di Borgo Quinzio. Colasanti è morto mentre stava cercando di aiutare i suoi colleghi intervenuti sul posto. I suoi funerali si svolgeranno domani, alle 11 e 30, nella cattedrale di Rieti. Prima di arrivare in chiesa il feretro attraverserà tutta la città.

Colasanti, 50 anni, era nato a Rieti ed era entrato nel corpo dei Vigili del fuoco nel 1997. Da Milano nel 2002 è stato trasferito al comando di Rieti, dove prestava servizio con il grado di vigile coordinatore. "Assunto con la qualifica di autista – ricorda il comando generale dei Vigili del fuoco – mansione nella quale eccelleva per attitudine personale, ha partecipato a numerose emergenze, sia in ambito locale che nazionale, distinguendosi in particolare nelle operazioni di soccorso per il terremoto a San Giuliano di Puglia nel 2002, in Abruzzo nel 2009, in Emilia Romagna nel 2012 e nell'Italia centrale nel 2016, nell'alluvione nelle Cinque Terre nell'ottobre del 2011". Colasanti "ha sempre mostrato un grande attaccamento ai valori del Corpo nazionale, organizzando attività sportive, anche di beneficenza, gare di sci e tornei di calcio, disciplina quest'ultima di cui era appassionato, tanto che nel tempo libero allenava una squadra di calcio a 5 femminile". Così ricordano Colasanti i colleghi pompieri.