Dopo quello che ha colpito il segretario romano del Partito democratico Andrea Casu, un nuovo provvedimento di Daspo è arrivato a punire chi protesta in aula Giulio Cesare durante le sedute dell'Assemblea Capitolina. Questa volta nel mirino sono finite alcune delle donne che hanno manifestato in Campidoglio esponendo striscioni e lanciando slogan, contro la chiusura o la "normalizzazione" da parte dell'amministrazione Raggi della Casa Internazionale delle Donne, che non potranno più mettere piede a Palazzo Senatorio per tre mesi. In particolare quello che viene contestata è l'invasione dell'emiciclo e l'interruzione del consiglio durante le proteste.

Così si legge in un provvedimento reso pubblico dalle attiviste e firmato dal presidente dell'Aula, il pentastellato Marcello De Vito. "In data 17 maggio 2018, durante lo svolgimento dell'Assemblea Capitolina, un gruppo di cittadini presenti in aula ha posto in essere comportamenti tumultuosi. consistenti in urli. gesti e schiamazzi rivolti ai consiglieri capitolini; il consiglio veniva ripetutamente interrotto, per l'impossibilità di proseguire i lavori d'aula – si legge nel documento – in particolare, durante una sospensione della seduta alcuni manifestanti accedevano nell'emiciclo, poi prontamente accompagnati fuori dal personale della Polizia Locale presente in aula che ha provveduto ad identificarli".

Anche Casu è stato "daspato" dall'aula Giulio Cesare nella stessa occasione. Questa la sua reazione affidata a un post su Facebook: "Cara Sindaca, caro Presidente De Vito, vi ringrazio per l'avviso ma come vi abbiamo dimostrato nella splendida manifestazione del 21 Maggio in Piazza del Campidoglio non c'è spazio a Roma per chi dichiara guerra alle donne. Come attesta il voto di ieri in III e VIII Municipio dopo due anni di malgoverno e promesse tradite avete miseramente fallito e la maggioranza dei romani vi ha giá voltato le spalle. Porteremo l'opposizione ai disastri che state realizzando in ogni angolo della città. E non potrete mai espellerci tutti".