È passata tra le proteste la mozione presentata in commissione delle elette dalle consigliere del Movimento 5 stelle sulla Casa Internazionale delle Donne di Roma. A nulla sono servite la sospensione della seduta per una riunione di maggioranza e per un incontro con le esponenti delle associazioni della Casa. Nella giornata mondiale contro l'omofobia, Roma Capitale tira le briglia a una delle più importanti esperienze di autonomia e autodeterminazioni delle donne in Italia e a Roma.

La mozione, figlia di un documento presentato in commissione che criticava l'operato delle associazioni (valutato più con la calcolatrice che dal punto di vista della ricchezza sociale) "impegna la Sindaca e la Giunta a riallineare e a promuovere il "Progetto casa internazionale della donna" alle moderne esigenze dell'Amministrazione e della cittadinanza, attraverso la creazione di un centro di coordinamento gestito da Roma Capitale prevedendo con appositi bandi, il coinvolgimento delle associazioni". La mozione mette così la parola fine per ora alla trattativa tra le associazioni e la maggioranza, apertasi dopo la

Così il Movimento 5 stelle "riallinea" la Casa Internazionale delle Donne: dal riconoscimento dell'autonomia dei percorsi delle donne, si passa così alla loro semplice valutazione e messa a valore in un progetto le cui priorità non saranno stabilite dalle associazioni ma dall'amministrazione. In poche parole la negazione dell'idea stessa della Casa, nata dall'esperienza del movimento femminista che negli anni era stata valorizzata e istituzionalizzata grazie all'impegno delle amministrazioni.

In prima fila, e da quanto si apprende la più "testarda" nel non voler ritirare la mozione che ha creato non pochi mal di pancia all'interno della maggioranza, la consigliera Gemma Guerrini, la stessa che si era fatta conoscere nella sua personale crociata portata poi anche in aula consigliare contro l'arena del Cinema America in piazza San Cosimato, e che aveva descritto come un'attività da "feticisti" il "guardare vecchi film". Al momento del voto e dell'approvazione – votata all'unanimità dalla maggioranza di Virginia Raggi – proteste in aula dai banchi dell'opposizione di centrosinistra e del Partito democratico, e tra il pubblico dove sedevano molte rappresentanti delle associazioni.