Foto LaPresse
in foto: Foto LaPresse

Durante la messa per la veglia di Pentecoste, Papa Francesco è tornato a parlare di Roma. A chiesto ai fedeli e alla chiesa di ascoltare il "gemito" degli ultimi, di porsi in ascolto di sofferenze e difficoltà, così da non aspettare che il lamento si trasformi in grido. Bergoglio ha invitato i fedeli a prendere posto per strada tra chi soffre: "Per metterci in ascolto del grido della città di Roma anche noi abbiamo bisogno che il Signore ci prenda per mano e ci faccia scendere dalle nostre posizioni in mezzo ai fratelli che abitano nella nostra città, per ascoltare il loro bisogno di salvezza, il grido che arriva fino a lui e che noi abitualmente non udiamo. Si tratta di aprire occhi e orecchie ma soprattutto di aprire il cuore". Il suo appello Francesco lo pronuncia davanti a circa 50.000 fedeli e alla stessa sindaca Virginia Raggi.

Papa Francesco: "Occuparsi dei poveri è nel Vangelo, non è comunismo"

Il richiamo, anche se non esplicito, sembra essere inequivocabile: il pontefice difende l'azione del suo Elemosiniere, padre Konrad Krajewski, che si è calato in un tombino per riattaccare la corrente all'occupazione abitativa di Spin Time a San Giovanni. Un gesto che ha fatto discutere. E non perché Roma non abbia mai visto preti "militanti", che hanno interpretato il loro magistero in termini radicali, ma perché questa volta ad agire era un membro delle gerarchie vaticane, un porporato al servizio del Papa che si è sostituito alla politica e alle istituzioni per salvaguardare il diritto di centinaia di uomini, donne e bambini a condurre una vita dignitosa. Poche ore prima Francesco era tornato a spiegare la missione del suo magistero, spiegando la necessità di avere una Chiesa con i piedi ben piantati dove c'è chi soffre: "Occuparsi dei poveri è nel Vangelo, non è comunismo".