A 48 ore dal Roma Pride, che ha visto sfilare centinaia di miglia di persone nelle strade della capitale, per la parata dell'orgoglio Lgbtq forse più grande in venticinque anni, una brutta storia è stata raccontata su Facebook da Tiziano De Masi, attivista e docente di 32 anni, già tesoriere del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli una delle realtà storiche dell'associazionismo gay della capitale. "Il prossimo che osa dirmi che in Italia non esiste clima omofobo e che i Pride sono un’inutile carnevalata, sarà prima insultato e poi cancellato dall’esistenza del sottoscritto. Sono uscito da scuola e, arrivato alla fermata dell’autobus un tipo giovane, sulla trentina, si alza e mi viene incontro urlando: ‘Te ne devi annà se non te ne vai te meno frocio de merda'. – racconta Tiziano che fa l'insegnante di lingue in un'istituto della provincia di Roma – Ho provato ad ignorarlo, ma nulla, cercava la lite. Ho cercato di rimanere lucido e, ritenendolo più intelligente, sono andato a prendere l’autobus ad un’altra fermata". Poi aggiunge: "Io non abbasso la testa. Sono sicuramente più intelligente del cretino di turno e continuo a reclamare rispetto, dignità e visibilità. Finché si verificheranno episodi simili, ci sarà bisogno di un Pride".

In un post successivo, scritto quando ormai la denuncia aveva cominciato a rimbalzare online e il racconto a essere ripreso sulla stampa, Tiziano ha voluto spiegare l'importanza del denunciare pubblicamente e di non sottovalutare quella che qualcuno potrebbe derubricare a un insulto e una minaccia verbale di poco poco conto: "Ho preferito andarmene che restare e cedere alle provocazioni di una persona ignorante e, forse, anche disturbata. Non ho subito un’aggressione fisica, ma questo non è un buon motivo per ridurre tutto sotto silenzio. Dobbiamo renderci conto che il clima che si respira è sempre più teso e drammatico. Posso io, possiamo noi vivere con il pensiero di essere anche solo apostrofati con parole turpi per il solo fatto di essere gay, lesbiche, trans? Direi proprio di no. Il clima d’odio diffuso pare dia a questa gente il permesso di dire e fare ciò che vogliono. Ma io non posso tollerarlo, né per me, né per le mie compagne di lotta, per i miei studenti, per nessun altro". Come a dire: non serve che dalle parole si passi ai fatti per essere di fronte a un episodio grave di intolleranza e di violenza.