Immaginate una soleggiata giornata di fine marzo, il grande parco di Villa Torlonia, ragazzi che giocano a pallone, studenti che leggono, famiglie che pranzano all’ombra dei grandi alberi, fiori che colorano l’atmosfera. E poi, a un certo punto, un urlo a disturbare la quiete: “Dovete vergognarvi!”. È successo la scorsa domenica, nel primo pomeriggio, sull’erba della storica villa romana. A perdere le staffe un capo scout in gita con un gruppo di bambini, che urla all'indirizzo di due ragazzine, di circa sedici anni, colpevoli di essersi date un bacio.

Le due giovani, stese sul prato, hanno chiesto all’amico che era con loro di fotografarle: si sono messe in posa sotto alla coperta lasciando solo i due visi fuori e poi si sono baciate, mentre il ragazzo scattava. È bastato questo per accendere l’ira del capo scout che immediatamente si è avvicinato e con tono estremamente prepotente ha detto: “Dovete vergognarvi! Questo è un luogo pubblico, un po’ di decenza, ci sono dei bambini qui!”. Ovviamente non erano l’unica coppia del parco, e non erano nemmeno le uniche persone che si scambiavano gesti di effusione innocui. Erano le uniche che si scambiavano un bacio omosessuale però. Un fatto che non è passato inosservato ovviamente, e l'amico ha preso subito le loro difese: “Lo sta dicendo solamente perché sono due ragazze”. Ed è assolutamente vero: nonostante le repliche del signore, che continuava a urlare in nome della decenza, aveva perfettamente colpito nel segno.

Domenica sono stata testimone di un episodio grave, per quanto minuto, di omofobia: due ragazze intimorite e un ragazzo che cercava di tenere testa a un adulto prepotente che le rimproverava per essere ‘indecenti'. Ho sentito il dovere di prendere le loro difese , mentre il capo  insisteva nel raccontare dei bambini sconvolti dal vedere “due persone che facevano l’amore”, mi ha chiesto come non potessi comprendere che la situazione fosse totalmente inaccettabile. Peccato che nessuno dei bambini apparisse indignato: hanno notato due persone che si baciavano. Non due femmine, due persone. Lo stigma, lo "strano", l'indecente era solo negli occhi e nella sensibilità dell'adulto. Ogni sforzo di spiegare al signore tanto arrabbiato dalla situazione che sarebbe stato sufficiente chiarire ai bambini che non stavano compiendo niente di male o di sbagliato, che si stavano solo scambiando un gesto d’affetto, è stato vano. La discussione è volta al termine con l’intervento del collega scout, che tentando forse di istigare ha detto: “Lascia stare, sicuramente la signorina ha studiato come si fanno certe cose”. Non mi è tutt’ora molto chiaro cosa intendesse dire, ma probabilmente non era un complimento.

Siamo nel 2019, le lotte per i pari diritti sono state tante, tantissime. Eppure ancora è evidentemente troppo facile imbattersi al parco in persone che non accettano le varie tonalità del mondo e il diritto degli altri a essere se stessi, e si sentono in dovere di urlare, aggredire, rimproverare. Sui diritti però non si può discutere.

di Chiara Caraboni