Manuel Foffo ricorre alla Corte di Cassazione. Condannato a trent'anni di carcere per l'omicidio di Luca Varani, chiede il riconoscimento dell'incapacità di intendere e di volere. La tesi della difesa, già rigettata dai giudici nei precedenti gradi di giudizio, sarà ora sottoposta all'ultimo grado di giudizio. Ne da notizia oggi il quotidiano il Messaggero. Secondo Fabio Menichetti gli effetti delle sostanze stupefacenti (in particolare cocaina) e dell'alcol, sarebbero intervenuti sul sistema nervoso e sulle facoltà mentali di Foffo alterandone la capacità di intendere e di volere. Inoltre secondo la difesa la capacità di giudizio dell'imputato, sarebbe stata alterata anche da due "polimorfismi" riscontrati nel cervello. Una tesi quella fisiologica, che non ha convinto i giudici che hanno invece insistito sulle torture inflitte da Foffo e dal suo complice e amante Marco Prato – morto suicida nel giugno del 2017 nel carcere di Rebibbia – sul corpo di Luca Varani. Un omicidio aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione a cui sarebbe seguito un ravvedimento e una confessione da parte dell'imputato solo "per convenienza", tanto da venire descritto dal giudice come "freddo calcolatore".

La sentenza di condanna a trent'anni di reclusione, e non all'ergastolo, è stata giudicata con durezza dalla famiglia di Luca Varani. Luca, la notte del 4 marzo del 2016, viene attirato nell'appartamento di Foffo in via Igidio Giordano. I due amici sono reduci da 48 ore di uso intensivo di stupefacenti e stanno cercando una vittima per i loro piani. Poche ore prima erano usciti di casa per "cercare qualcuno da uccidere" per scoprire "che effetto facesse". Foffo e Prato prima stordiscono Luca, poi lo torturano colpendolo con oltre cento colpi di martello e coltello, infierendo con furia e a lungo sul suo corpo straziandolo. Poi lo finiscono segandogli la gola e infliggendoli una coltellata nel cuore. Un delitto che ha smosso la coscienza dell'opinione pubblica proprio per la mancanza di un movente e per la giovane età dei protagonisti, figli della Roma bene che