Sara Di Pietrantonio e Vincenzo Paduano
in foto: Sara Di Pietrantonio e Vincenzo Paduano

Vincenzo Paduano è stato condannato all'ergastolo. A quasi un anno dal delitto è arrivato alla conclusione il processo per l'omicidio della studentessa 22enne Sara Di Pietrantonio, uccisa e poi data alle fiamme dall'ex fidanzato. La sentenza è stata emessa, a conclusione del processo tenutosi con il rito abbreviato, dopo due ore di camera di consiglio. I giudici, accogliendo la richiesta degli inquirenti, hanno confermato l'ipotesi della premeditazione.  "Si tratta di una sentenza giusta e morale. Un primo gradino importante. Ho vissuto in apnea per circa un anno adesso una boccata d'aria fresca ma tornerò subito in apnea perché Sara non me la ridarà nessuno", ha commentato a caldo la mamma di Sara. Qualche giorno fa Paduano si è presentato per la prima volta davanti ai giudici: "Chiedo scusa anche se so che non sarò perdonato. Ci tenevo a farlo di persona. Non chiedo sconti di pena", ha detto di fronte ai genitori di Sara.

Il 29 maggio di un anno fa Sara fu uccisa dal suo ex in via della Magliana. Quella notte Paduano aspettò che lei uscisse di casa del nuovo fidanzato, gli tagliò la strada e la costrinse ad accostare. Poi la strangolò e diede fuoco a lei e alla sua automobile. Tornò al lavoro come se nulla fosse. Secondo gli inquirenti si tratta di un omicidio premeditato e prova ne sarebbero i messaggi scambiati con Sara e un post pubblicato su Facebook solo poche ore prima del terribile omicidio. "Quando il marcio è radicato nel profondo ci vuole una rivoluzione, tabula rasa. Diluvio universale", il testo del messaggio.

Durante l'interrogatorio Paduano ammise: "Non avrei mai voluto ucciderla. Ero accecato dall'idea di averla persa per sempre. E allora l'ho seguita, lei mi ha respinto un'altra volta. Senza rendermene conto le ho fatto male. Ero come impazzito. Poi ho preso quel flacone con l'alcol. Dopodiché sono scappato, sono tornato a lavoro per non destare sospetti. Lei era la mia vita".