Mario Cerciello Rega
in foto: Mario Cerciello Rega

Andrea Varriale, il carabiniere che si trovava con Mario Cerciello Rega la notte in cui è stato accoltellato a morte, finisce ora sotto la lente della procura militare. In particolare il fascicolo d'inchiesta dovrà valutare le dichiarazioni rese dal militare nell'ambito dell'inchiesta. La circostanza è riportata oggi dal quotidiano il Messaggero. La procura militare vuole approfondire le ragioni che hanno portato Varriale ha dichiarare in un primo momento di avere con sé l'arma, circostanza poi smentita successivamente. Ma anche perché in un primo momento abbia parlato di aggressori nord africani. Proprio le contraddizioni nelle dichiarazioni del militare hanno portato l'avvocato Renato Borzone, che difende Finnegan Lee Elder, uno dei due diciannovenni americani coinvolti, a ritirare l'istanza di scarcerazione per il suo cliente: “Il quadro generale manca di elementi, che non consentono un completo esercizio della difesa. Che finora è fondata su una persona che ha mentito”.

Omicidio Cerciello Rega: l'indagine della procura militare

La procura militare dovrà anche valutare se la catena di comando e le modalità d'intervento per il recupero del famoso borsello, sottratto dai due americani all'intermediario che gli avrebbe dovuto fornire della cocaina, sia avvenuto in maniera lineare e secondo i regolamenti. E poi: perché risultano 2000 messaggi in due anni tra il pusher coinvolto nella vicenda e un carabiniere della Stazione Farnese? Sono molto le domande che aspettano risposta, una delle quali viene con forza riproposta dopo gli ultimi documenti relativi all'inchiesta resi pubblici: le volanti di appoggio di cui i vertici dei carabinieri romani hanno parlato ricostruendo la dinamica dell'omicidio, erano davvero presenti?