Negligenza, scarsa cura e inerzia. Sono queste le accuse mosse dal procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio Andrea Lupi a Miur e Agenzia del Demanio nella gestione della vicenda del palazzo occupato da CasaPound. Un'occupazione che avrebbe causato un danno alla collettività di 4,5 milioni di euro. "La vicenda manifesta la gravissima negligenza e la scarsissima cura (mala gestio) che l'amministrazione ha mostrato nei confronti di un intero edificio di proprietà pubblica di ben sei piani, che per oltre 15 anni è stato sottratto allo Stato ed alle finalità collettive, in palese violazione delle più elementari regole della (sana) gestione della cosa pubblica", si legge nella relazione. Per questo la Procura di Roma ha contestato un "danno concreto e attuale alle pubbliche finanze derivante dal mancato utilizzo o messa a reddito dell'immobile" di oltre 4,5 milioni di euro. Somma che si sarebbe potuta percepire tra il 2003 e il 2019 se il palazzo non fosse stato occupato.

Chi avrebbe dovuto vigilare e intraprendere le azioni civili e penali per rientrare in possesso del palazzo di via Napoleone III, non lo avrebbe fatto. Per questo motivo la Procura ha chiesto un risarcimento di 3,4 milioni di euro. Secondo quanto riportato da Lupi, "la tolleranza e l'inerzia dimostrata dalle amministrazioni e dai suoi dirigenti nella gestione, del tutto carente ed omissiva, della vicenda immobiliare appaiono del tutto ingiustificate e in contrasto con l'ordinamento, essendosi risolta nella concessione gratuita di un intero palazzo ad una associazione (e a soggetti ad essa collegati), in difetto assoluto dei presupposti di legge".

CasaPound ha occupato lo stabile in via Napoleone III nel 2003 dopo che gli uffici del Miur (presenti nel palazzo dal 1958) hanno traslocato altrove. I militanti del movimento di estrema destra entrarono nell'edificio con una ventina di famiglie. L'ultimo censimento di Roma Capitale, effettuato nel 2018, ha censito all'interno della struttura 34 persone. Secondo le indagini, lo stato di ‘difficoltà' e il ‘disagio abitativo' di queste persone sarebbe ‘tutto da verificare'.