Militanti di CasaPound
in foto: Militanti di CasaPound

L'occupazione di un palazzo per 15 anni e, di conseguenza, il mancato sfratto della sede di CasaPound a Roma è costato allo Stato Italiano 4 milioni e 600mila euro di mancato incasso dell'erario. A risarcire le casse pubbliche, per omessa disponibilità del bene e mancata riscossione dei canoni, saranno nove dirigenti dell'Agenzia del Demanio, proprietaria del palazzo di via Napoleone III. Così hanno chiesto i magistrati della Corte dei Conti. In totale sono in dodici gli indagati, ma tre sono già morti.

"Non è tollerabile in uno Stato di diritto una sorta di ‘espropriazione al contrario' che ha finito per sottrarre per oltre tre lustri un immobile di ben sei piani, sede storica di uffici pubblici, al patrimonio dello Stato causando in tal modo un danno certo e cospicuo all'erario", hanno scritto i giudici della Corte dei Conti di Roma in relazione all'occupazione del palazzo da parte di CasaPound. Secondo i magistrati "l'occupazione ‘sine titulo' va imputato a titolo di responsabilità gravemente colposa, all'inerzia dei direttori ‘pro tempore' della direzione Roma Capitale dell'Agenzia del Demanio e ai dirigenti competenti ‘pro tempore' del Miur per non aver agito in via di autotutela amministrativa e per non aver coltivato le azioni civilistiche volte alla restituzione del bene e al risarcimento dei danni che, in via autonoma o nell'ambito di azioni penali o civili possessorie e petitorie mai intentate o mai coltivate, sarebbero stati liquidati in sede giudiziaria nonché per non aver richiesto l'indennità di occupazione sine titulo agli occupanti". Il palazzo che ospita la sede di CasaPound è di proprietà statale ed è stato concesso dal Ministero delle Finanze (dal Demanio) al Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 2003 è stato occupato.