Il terzo uomo fermato per l’omicidio di Desirée Mariottini
in foto: Il terzo uomo fermato per l’omicidio di Desirée Mariottini

Sono arrivati i risultati della prova del Dna effettuata sul corpo di Desirée Mariottini, la ragazza di 16 anni uccisa nel quartiere di San Lorenzo la notte tra il 18 e il 19 ottobre, in uno stabile abbandonato in via dei Lucani 22. E questi risultati incastrano tre dei quattro uomini accusati di aver stuprato e ucciso Desirée: sulla 16enne è stato infatti trovato il Dna di Alinno Chima, Mamadou Gara e Yusif Salia. Gli ultimi due è certo che l'abbiano anche violentata. C'è un quarto uomo in carcere per la morte di Desirée Mariottini: è Brian Minthe, 43 anni, di origine nigeriana. Anche lui è accusato di violenza sessuale: e, nonostante sul corpo della giovane non ci sia traccia del suo Dna, gli investigatori hanno dichiarato di avere elementi e prove sufficienti da non far dubitare della sua colpevolezza. Il Tribunale del Riesame che si è svolto lo scorso novembre ha fatto cadere per tre dei quattro uomini l'accusa di omicidio: l'unico a dover rispondere davanti al giudice di questo reato sarà Mamadou Gara. Ma la Procura crede che tutti e quattro abbiano avuto un ruolo nell'assassinio di Desirée Mariottini. Yusif Salia, il cui Dna è stato trovato sul corpo della 16enne, ha sempre detto di essere estraneo ai fatti: ha confermato di aver avuto un rapporto sessuale con lei il giorno della sua morte, ma di trovarsi a Frosinone quando è stata uccisa. L'accusa non gli ha mai creduto. Nell'ambito del caso di Desirée Mariottini è stato arrestato anche Marco Mancini, un romano di 36 anni accusato di aver venduto la droga alla ragazza. Sarebbe stato lui, infatti, a fornirle gli psicofarmaci che sono poi andati a finire nel mix letali di sostanze stupefacenti che le hanno fatto fermare il cuore. Si trova ancora in carcere.

La morte di Desirée Mariottini

Desirée Mariottini aveva solo 16 anni quando è morta. La ragazza è stata trovata su un materasso in uno stabile abbandonato in via dei Lucani 22. Un luogo vuoto da anni nel cuore del quartiere romano di San Lorenzo. Il corpo senza vita della giovane è stato trovato il 19 ottobre, qualche ora dopo il decesso: a segnalare la presenza di una ragazza senza vita nello stabile, una telefonata anonima fatta probabilmente da una cabina telefonica. Desirée era stata indotta a prendere un mix letale di sostanze stupefacenti: nel suo sangue, infatti, dopo l'autopsia sono state trovate tracce di quattro sostanze stupefacenti, tra cui cannabinoidi, cocaina, psicofarmaci, e alcol. Un cocktail letale che ha fatto cessare il battito del suo cuore: nessuno l'ha aiutata, nessuno ha chiamato un'ambulanza quando era chiaro che stava andando in overdose e che ormai non reagiva più. E, nello stabile di San Lorenzo, in quel momento erano presenti almeno dodici persone. Mentre Desirée stava male, è stata ripetutamente violentata dagli uomini che si trovavano lì. Se qualcuno avesse chiamato il 118, forse si sarebbe potuta salvare.