"Non mi lasciare, ti voglio bene". Sono le ultime parole di Deborah Sciacquatori al padre morente tra le sue braccia ai piedi di un palazzo di Monterotondo, in provincia di Roma. È il grido disperato di una figlia diciannovenne in lacrime, appena colpito il padre per difendere la madre dalla sua aggressione, che nonostante le violenze subite e continuate nel tempo, ha cercato di soccorrerlo, fino all'arrivo dell'ambulanza. La ragazza, libera da questa mattina dopo che la procura di Tivoli le ha riconosciuto il reato di eccesso colposo per legittima difesa, ha raccontato davanti ai carabinieri e ai pubblici ministeri la sua ricostruzione dei fatti, dichiarazioni con le quali non ha cercato in nessun modo di scagionarsi, ma ha ammesso quanto compiuto, prendendosene le responsabilità. Il procuratore Francesco Menditto e il pm Filippo Guerra nei prossimi giorni dovranno valutare se sarà possibile riconoscerle la legittima difesa cosiddetta ‘pura', perché dovrebbero essercene gli elementi. Gli investigatori che stanno indagando sul caso eseguiranno ulteriori accertamenti. Si attendono inoltre i risultati dell'autopsia, disposta sulla salma del 41enne dall'autorità giudiziaria.

Deborah al padre: "Non mi lasciare, ti voglio bene"

I drammatici fatti sono accaduti la mattina presto di domenica 19 maggio. Lorenzo Sciacquatori era rientrato a casa ubriaco e ha iniziato ad aggredire le quattro donne, sua figlia, sua sorella, la sua compagna e la madre invalida. Deborah è scappata dall'abitazione con ancora il pigiama addosso, lei, studentessa modello e ragazza d'oro, come la considerano tutte le persone che la conoscono, si è unita alle tre donne per sfuggire alla violenza dell'uomo, l'ennesimo episodio, dopo anni di percosse e minacce subite. Nella fuga ha portato con sé un coltello che apparteneva al nonno morto che teneva sul comodino della sua cameretta per addormentarsi, terrorizzata dal padre. Deborah ha difeso la madre sotto al palazzo, raggiunta dal padre violento e si è difesa, urlandogli contro di fermarsi. Poi, lo ha colpito a calci e pugni, e la lama che teneva in mano è finita sotto a un orecchio del genitore. Lo ha stretto tra le braccia, gridandogli di non lasciarla.