Deborah Sciacquatori
in foto: Deborah Sciacquatori

Deborah Sciacquatori dormiva con un coltello a vista sul comodino della sua cameretta, vicino al letto perché era terrorizzata dal padre violento. Il coltello faceva parte della collezione del nonno morto. La diciannovenne lo custodiva gelosamente, sentendosi protetta durante la notte da quella lama, sperando tuttavia in cuor suo, di non doverla usare per difendersi, che non ce ne fosse stato mai il bisogno. Ma quel coltello l'ha portato fuori casa con sé la mattina di domenica scorsa 19 maggio, quando il padre, un 41enne disoccupato e alcolista, ha inseguito aggredendole la madre di Deborah, la zia e la nonna invalida. Secondo la ricostruzione dei fatti accertata dalla procura di Tivoli, la giovane le ha difese colpendo il padre a calci e pugni, per poi ferirlo con il coltello che aveva in mano, appena sotto l'orecchio. Un taglio risultato fatale. Subito dopo l'accaduto, le quattro donne che stavano scappando dalle sue minacce e violenze, si sono fermate a prestargli soccorso, prima tra tutte Deborah. Tra le sue braccia, la ragazza gli ha detto "Papà perdonami, non volevo farlo". Poi, la corsa in ospedale e il decesso avvenuto poco dopo, l'uomo è morto dissanguato. Ora si attendono i risultati dell'autopsia, svolta sulla salma del 41enne su disposizione dell'autorità giudiziaria.

Deborah Sciacquatori ora è libera

Ila procura di Tivoli ha firmato l'ordinanza di liberazione per la diciannovenne ai domiciliari, provvedimento arrivato questa mattina, martedì 21 maggio, a due giorni dall'accaduto. Deborah è libera, riconosciutole il reato di eccesso colposo di legittima difesa. Gli inquirenti stanno inoltre valutando se concederle la legittima difesa ‘pura'. La decisione è stata presa considerando che la giovane, al momento dell'accaduto ha agito per difendere la madre dalle percosse dell'uomo, mentre stava scappando di casa insieme alla zia e alla nonna invalida, perché il 41enne era ubriaco e voleva aggredirle. Inoltre la valutazione è arrivata alla luce di un quadro di violenze familiari e minacce di morte pregresse e continuate nel tempo, che i vicini di casa, i residenti di Monterotondo e le forze dell'ordine conoscevano.