Manuel Bortuzzo, 19 anni, rimasto ferito la scorsa notte a Roma
in foto: Manuel Bortuzzo, 19 anni, rimasto ferito la scorsa notte a Roma

Una sfida nuova attende Manuel Bortuzzo in piscina. A poco più di un mese da quella notte che gli ha cambiato la vita, facendolo trovare sulla traiettoria di uno sparo, vittima innocente di una vendetta per qualche parola di troppo, si potrebbe immergere già oggi in vasca per la riabilitazione nell'istituto Santa Lucia dove sta continuando la sua degenza uscito dall'ospedale. La promessa del nuoto italiano, arrivato a Roma per allenarsi verso le olimpiadi, ha iniziato una sfida nuova: rimasto paralizzato dalla vita in giù per colpa di quel proiettile che gli ha lesionato irrimediabilmente il midollo spinale, quella di riconquistare la sua libertà.

Una sola certezza: "L’acqua è la mia vita", e allora è pronto a gettarsi in una nuova gara con se stesso, raccontata oggi da Il Messaggero che ha raccolto le parole del padre: "Se gli togli le gambe e gli togli pure l’acqua, allora è finita. La piscina è il suo mondo, abbiamo scelto la clinica Santa Lucia proprio perché c’è una vasca di 25 metri, per lui è troppo importante tornare a nuotare". Nonostante il dramma che sta vivendo, nonostante una vita cambiata radicalmente da un giorno all'altro e il sogno spezzato di salire su un podio olimpico, papà Franco Bortuzzo racconta la forza d'anima del figlio: "Lui ce la sta mettendo tutta, quello che le persone fanno in un mese Manuel è riuscito a farlo in una settimana. Affronta la terapia con tenacia, vuole uscirne al più presto". 

A un mese dal ferimento il pensiero di Manuel non è stato per Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, i due giovani pregiudicati che hanno sparato verso di lui quella maledetta notte a piazza Eschilo, ma per Martina, la fidanzata, a cui ha deciso di dire "ti amo" proprio quando era in terra ferito: "Tra poche ore sarà un mese esatto dall'accaduto. – aveva scritto su Instagram – Ciò che voglio ricordare è quell'attimo in cui sono caduto a terra, un attimo prima di non ricordare più nulla, quel momento in cui cercavo di pensare a tutte le cose che non sono riuscito a fare nella mia vita. Ma non ci riuscivo. Il mio unico pensiero era "ora o mai più, lo deve sapere".  Ed è li a terra che ho preso il suo viso nelle mie mani e le ho detto per la prima volta "ti amo". Per me il 3 febbraio è stato questo".