È pieno di forza Manuel Bortuzzo. Nonostante quello che gli è accaduto poco più di una settimana fa e il fatto che non tornerà mai più a camminare, è rimasto lucido e non si è lasciato prendere dalla disperazione. Adesso sta meglio e tra pochissimo dovrebbe lasciare il reparto di terapia intensiva del San Camillo per essere trasferito nell'ala comune dell'ospedale. E dal letto del nosocomio ha rilasciato le prime interviste in cui racconta cos'è successo quella maledetta notte e ciò che ha intenzione di fare da ora in avanti. La prima cosa? "Vedere il sol"e, che non lo scalda da diversi giorni. Un desiderio semplice, a una settimana dagli spari di Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, attualmente detenuti nel carcere romano di Regina Coeli. "Eravamo stati a un compleanno e, insieme a Martina, ci siamo fermati in piazza Eschilo, non lontano dalla casa dove avevamo festeggiato questa nostra amica – ha raccontato Manuel a la Repubblica – Volevamo andare al pub, all'Irish, ma abbiamo visto che era pieno di auto della polizia, quindi abbiamo deciso di comprare le sigarette al tabaccaio sull'altro lato della strada. Eravamo a poca distanza da un distributore automatico quando uno scooter nero ci si è avvicinato a tanto così".

Marinelli e Bazzano erano così vicini che Manuel è riuscito a vederli bene in faccia. Due ragazzi di 24 e 25 anni che non conosceva, che non aveva mai visto prima di quel momento. E che gli hanno sparato senza pensarci due volte. "Erano tutti e due senza casco ed erano messi schiena contro schiena. Nel senso che uno guidava, l'altro invece era girato al contrario, con la schiena poggiata a quella del complice, e aveva in mano una pistola. La puntava contro di noi. Hanno urlato qualcosa, istintivamente mi sono girato e a quel punto ho sentito gli spari". A quel punto, Manuel si è accasciato per terra, davanti allo sguardo attonito della fidanzata. "Mentre teneva la pistola puntata contro di me mi ha gridato: "Figlio di puttana, questa piazza adesso è nostra". Sono caduto a terra ma non sono svenuto subito. Dicevo a Martina: "Cazzo mi hanno sparato, ma che succede? Chiama qualcuno".

Lo scambio di persona e l'ipotesi della vendetta per le piazze di spaccio

"Questa piazza adesso è nostra". Una frase che anche un testimone ha detto di aver sentito dopo che Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano hanno sparato a Manuel Bortuzzo. Tanto che c'è chi pensa che alla base del gesto ci siano motivi legati al mondo della criminalità organizzata, alla contesa delle piazze dello spaccio di Roma e di Acilia. I due ragazzi lo negano, dicono che quella all'interno del pub era stata una rissa come tante, non legata alla gestione del traffico di stupefacenti. E anche il cognato di Lorenzo Marinelli, Mirko Morgante – intervistato da Fanpage.it – ha negato che le piazze dello spaccio fossero il motivo della colluttazione e del ferimento di Manuel Bortuzzo, scambiato per un'altra persona.

"Chi mi ha sparato è uno sfigato"

Dal letto di ospedale, Manuel Bortuzzo dice di non avere rabbia verso i suoi assalitori. Che sono degli "sfigati" già di loro, che non meritano i suoi pensieri e il suo rancore. Adesso lui, che deve fare i conti con una nuova vita – completamente diversa – vuole pensare solo a stare meglio e migliorare le sue condizioni. E ha una certezza: "Tornerò a camminare". I medici hanno detto che le lesioni al midollo sono permanenti, e che con le attuali conoscenze mediche non c'è possibilità che riesca a recuperare l'uso delle gambe, ma la speranza nei progressi medici in questo infonde fiducia a Manuel, che dice di aver pensato a Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma. "Non so perché, ma in questi giorni la prima persona che mi è venuta in mente è stata Bebe Vio", ha dichiarato al Corriere della Sera. Intanto la stanza dove Manuel Bortuzzo è ricoverato è piena dei suoi amici e parenti. Sono tanti anche gli sportivi che vogliono portargli la loro solidarietà e offrire il loro aiuto: "Ci sono persone che adesso mi considerano un punto di riferimento. Non so spiegarmelo, ma so che è molto bello".