"Volevo andare a picchiare qualcuno pur non sapendo chi mi aveva prima colpito. In realtà non so spiegare il motivo del gesto". Si giustifica così Lorenzo Marinelli, uno dei due giovani fermati ieri per il ferimento di Manuel Bortuzzo. Marinelli voleva vendicarsi di un pugno preso durante la rissa scoppiata all'interno del pub di piazza Eschilo. E' uscito dal locale e ha sfogato la sua rabbia sparando tre colpi di pistola all'indirizzo del 19enne nuotatore. "Non conosco assolutamente il ragazzo che è stato colpito. E' stato un errore, in realtà non so chi volevo colpire. Mi sono recato di nuovo al pub perché volevo andare a menare qualcuno", avrebbe detto Marinelli agli inquirenti.

Marinelli: "Non c'era alcun motivo di sparare"

Alla rissa avrebbero partecipato circa venti persone. I due indagati sarebbero prima scappati e poi tornati verso il pub: "Siamo tornati tirando dritto davanti a detto esercizio commerciale dove abbiamo notato la presenza di alcune volanti della Polizia. Ho esploso questi colpi d'arma da fuoco in direzione di un ragazzo che ho visto muoversi. In realtà non vi era alcun motivo. Non ricordo con esattezza questo momento. Sono profondamente scosso e sono tre giorni che non dormo. L'ho collegato a qualcuno di quelli che mi avevano minacciato durante la rissa nel pub e quindi ho indirizzato i colpi verso di lui per questo motivo anche se non lo volevo prendere".

Dopo il fatto i due ragazzi di Acilia avrebbero vagato per tre giorni senza meta: "Mi trovavo in uno stato confusionale che non so spiegare. Non so dove siamo stati, forse in un parco, per campi, dai quali uscivamo soltanto per avere notizie dai telegiornali di quanto accaduto. Andavamo a sentire i telegiornali nei bar". L'altro indagato, Daniel Bazzano,  "non sapeva che avessi l'arma. Faccio saltuariamente uso di cocaina, circa una volta al mese, inalandola, ma quella sera non l'avevo utilizzata. Avevo bevuto circa sei o sette bicchierini di Amaro del Capo. Bazzano aveva bevuto meno di me ma non so quantificarlo. Ho sparato in corsa senza che il mio amico sapesse nulla. Lui stesso, udendo il rumore, mi ha chiesto che cosa stesse succedendo, gli ho risposto di andare verso casa e di riportarmi da mio figlio".

Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, Lorenzo è il nipote di Stefano Marinelli, boss di Acilia legato alla camorra, nello specifico ai clan Guarnera e Iovine. Il padre è invece recluso presso il carcere romano di Rebibia e proprio lì Marinelli ha chiesto di essere trasferito al termine dell'interrogatorio.