Opinioni
6 Dicembre 2014
22:29

Mafia Capitale, l’ira di Menetti (Legacoopsociali): “Come un ceffone in pieno viso”

La numero uno della Lega delle Cooperative Sociali in un lungo intervento lancia una riflessione non priva di dura autocritica al sistema della cooperazione italiana: ” Possibile che prima nessuno avesse saputo o capito niente di quello che stava accadendo? Nessuno dentro le istituzioni, dentro la politica, e anche tra noi? Cosa abbiamo sottovalutato, o non contrastato nel modo giusto? Come abbiamo vigilato e controllato? Sono domande a cui non si sfugge”.

"L'inchiesta Mafia Capitale? Come un violentissimo ceffone in pieno viso". Paola Menetti, presidente nazionale di Legacoop sociali usa parole dure, nette, non fraintendibili quando parla della bufera giudiziaria romana che ha travolto insieme a pezzi dell'estremismo nero e della politica capitolina, anche i vertici di alcune cooperative sociali romane molto rilevanti come la "29 giugno" di Salvatore Buzzi. "Sentiamo, mi viene da dire quasi fisicamente, che è molto grave la ferita alla reputazione di tutta la cooperazione sociale. E la sentiamo intollerabile, perché i fatti che l'hanno prodotta sono intollerabili – spiega in un intervento sul magazine online della Lega delle Cooperative, NelPaese.it che ha aperto un dibattito sulla vicenda, tutto interno al mondo della cooperazione -. Siamo e ci sentiamo vittime di questo viluppo di illegalità e criminalità, e dunque condividiamo la costituzione come parte civile, di Legacoop, di Legacoopsociali, e delle organizzazioni che danno vita ai diversi livelli all'Alleanza delle cooperative che vorranno farlo, per il danno subito dai cooperatori e dalle cooperative. Questa è la nostra posizione, con nettezza, sul che fare, ora che conosciamo, grazie all'azione della Magistratura, quello che è successo".

Paola Menetti sposa dunque la linea dura di Mauro Lusetti, presidente di Legacoop nazionale. E chiede però di frenare strumentalizzazioni e sciacallaggio indiscriminato contro le centinaia di coop sociali che operano in Italia. L'autocritica al sistema è altrettanto netta e rigorosa: "Ognuno di noi, da subito, si è fatto, ci siamo fatti tra noi, le domande che poi comprensibilmente e giustamente ci sono poste dagli altri, a partire dagli operatori dell'informazione. Possibile che prima nessuno avesse saputo o capito niente di quello che stava accadendo? Nessuno dentro le istituzioni, dentro la politica, e anche tra noi? Cosa abbiamo sottovalutato, o non contrastato nel modo giusto? Come abbiamo vigilato e controllato? Sono domande a cui non si sfugge. Non solo per capire come è potuto accadere, ma soprattutto perché non possiamo né vogliamo accettare, per i comportamenti di alcuni, di essere tutti perennemente costretti in difesa, accusati di occuparci dei più deboli non per perseguirne la promozione umana e l'integrazione ma per fare soldi, di chiedere alle istituzioni risorse e investimento sui servizi e sul welfare non per rispondere ai bisogni dei cittadini ma soprattutto per aumentare fatturati, profitti, potere. Di non essere trasparenti. Di essere troppo dipendenti dalla politica, e quindi inevitabilmente collusi con gli sprechi e le inefficienze delle Pubbliche Amministrazioni, deboli e quindi disposti a tutto pur di vincere l'appalto, anche alla corruzione".

La conclusione è votata al rilancio: "Abbiamo bisogno di lavorare di più e meglio per condividere contenuti, metodologie e strumenti utili a sostenere la responsabilità di cooperative e territori rispetto alla coerenza tra l'agire concreto e gli obiettivi che ci siamo dati collettivamente. Crediamo che serva per questo una riflessione aperta e sincera tra i cooperatori della nostra associazione, sul momento che viviamo e sui contenuti riconoscibili a base della nostra appartenenza ad una organizzazione comune di rappresentanza".

Giornalista professionista, capo servizio di Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. Ha un podcast che si chiama "Saluti da Napoli". È co-autore dei libri Il Casalese (Edizioni Cento Autori, 2011); Novantadue (Castelvecchi, 2012), Le mani nella città e L'Invisibile (Round Robin, 2013-2014). Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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