Marco Vannini e i Ciontoli
in foto: Marco Vannini e i Ciontoli

Il maresciallo Roberto Izzo, il comandante della stazione dei carabinieri di Ladispoli, potrebbe sapere più di quanto ha dichiarato come testimone al processo per la morte di Marco Vannini. Antonio Ciontoli, con cui aveva già un rapporto di conoscenza prima della tragedia, potrebbe avergli confidato alcuni particolari fondamentali in merito al decesso del ventenne. Dettagli che tirerebbero in ballo il figlio di colui che, secondo gli atti processuali, avrebbe sparato il colpo di pistola che ha ucciso Vannini. Anche il brigadiere Manlio Amadori, che quella notte era di turno come sottoufficiale, avrebbe sentito Ciontoli parlare del figlio Federico. Ma un testimone, Davide Vannicola, sarebbe pronto a rivelare ai pm, che avrebbero già deciso di ascoltarlo stando a quanto riporta il Messaggero, alcune confidenze che gli avrebbe fatto il maresciallo Izzo. "L'ex comandante dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo, sapeva che a sparare a Marco Vannini era stato il figlio di Antonio Ciontoli, Federico. E fu lui a suggerire al padre di prendersi la colpa", le dichiarazioni rese da Vannicola a Giulio Golia delle Iene. "Ho subito un travaglio immenso quando ho visto che il processo prendeva una piega diversa dalla verità che mi era stata confidata
Quando ho visto lo speciale e mamma marina sempre più disperata, ho voluto svuotarmi la coscienza. E lo devo per la mia famiglia che mi ha spinto a farlo perché non vivevo più per il rimorso. È stata dura perché ho dovuto dire una confidenza di uno che pensavo fosse il mio migliore amico. Mi viene da piangere anche ora. Poi da queste parti le cose funzionano così. Le vittime sono martoriate ed io ne sono una prova evidente. Ho trasmesso come mio dovere le dichiarazioni all autorità giudiziaria.  Ora spero che gli avvocati di mamma marina, gli inquirenti e i giudici facciano il proprio lavoro. Io ho fatto quello che la coscienza mi ha detto", ha scritto l'uomo su Facebook. Gli inquirenti dovranno ora capire se giudicare credibile o meno la testimonianza.

Le dichiarazioni del maresciallo Izzo al processo Vannini

Il maresciallo Izzo riceve una telefonata all'1,18 della notte tra il 17 e il 18 maggio 2015. Sta dormendo, in caserma c'è il sottoufficiale reperibile di turno, Manlio Amadori. Al telefono è Antonio Ciontoli, che lo prega di recarsi subito al Pronto Soccorso di Ladispoli. Gli dice: "Robè, corri che è successa una cosa tragica, ho bisogno di te, vieni al Pronto soccorso, vieni, vieni". Subito dopo, riferisce in aula Izzo, arriva la telefonata dalla caserma che lo informa del fatto. Si veste di fretta e si reca al Pronto soccorso, segue le operazioni trasporto d'urgenza di Vannini in eliambulanza e poi si reca in caserma invitando a fare lo stesso anche ai membri della famiglia Ciontoli. Una volta in caserma parla con la famiglia: "Poco dopo che eravamo arrivati in caserma, ho saputo che l'elicottero stava tornando indietro. Chiaramente a quel punto mi sono riunito, in sostanza, ero con la famiglia Ciontoli, seguendo le fasi di quello che stava accadendo. Dopo circa mezz'ora viene comunicato che il ragazzo era deceduto. Dopodiché, dopo questa comunicazione, ho detto alla famiglia Ciontoli, perché eravamo insieme, che Marco era morto". Da lì in poi Izzo dice di aver preso le distanze dai Ciontoli: "Sono andato al Pit perché nel frattempo la famiglia di Vannini era rientrata da Roma". Izzo riferisce di aver saputo solo dal dottore le cause della morte di Marco Vannini. "Non l'ha saputo da Ciontoli?". "Assolutamente no". "Da Ciontoli ha avuto un racconto di quanto successo?" "Assolutamente no".

Ciontoli conosce Izzo dal 2013. Quando il maresciallo prende il comando della stazione di Ladispoli, Ciontoli va a trovarlo e si presenta. "Da lì è potuta nascere questa conoscenza, abbiamo preso qualche caffè insieme, sicuramente, da buoni colleghi, insomma", riferisce in aula Izzo.