Marco Vannini
in foto: Marco Vannini

Non aspetti di essere chiamato dai giudici, non aspetti autorizzazioni dai suoi superiori. Parli e dichiari spontaneamente quello che sa in merito alla morte di Marco Vannini. Così dice il carabiniere Riccardo Casamassima, che con la sua testimonianza ha fatto riaprire l'inchiesta sul caso di Stefano Cucchi. L'appello è rivolto al brigadiere Manlio Amadori, in servizio nella caserma di Ladispoli e tra i primi che parlarono con i Ciontoli nella notte in cui il ventenne morì. Durante il processo ha riferito frasi a lui dette da Antonio Ciontoli, che secondo i giudici ha sparato, per sbaglio, il colpo di pistola che ha ucciso Marco. Ciontoli avrebbe tirato in ballo il figlio Federico: "Ciontoli padre era entrato nella mia stanza in caserma dicendomi che non poteva andare avanti nel racconto, non poteva dire tutto perché altrimenti avrebbe inguaiato il figlio Federico". Questo l'appello di Casamassima pubblicato poche ore fa su Facebook: "Brigadiere Manlio Amadori non aspetti di essere chiamato o autorizzato per parlare e dire quello che sa. Per la famiglia di Marco ogni cosa può essere importante per la verità che cercano… Perché Marco non lo farà tornare indietro nessuno. Amadori faccia come ho fatto io e si ricordi che le regole sono fatte anche per essere infrante. L'Italia per bene aspetta".

Anche la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, ha esortato il brigadiere Amadori a parlare e a dire quello che sa sulla morte di Vannini. "Come rappresentante delle Istituzioni, mi sento di dire che bisogna andare più fino in fondo e che le Istituzioni hanno bisogno di qualcuno che dica qualcosa in più", l'appello di Trenta nel corso della trasmissione ‘Accordi e Disaccordi' condotta da Andrea Scanzi e Luca Sommi.  "Questa è una vicenda che indigna tutti: Marco è il figlio di tutti, è il fratello di tutti. Non è possibile che succeda una cosa del genere e che non ci sia la giustizia. C'è stato un carabiniere che dovrebbe sapere più cose: io ho provato a cercarlo, a chiamarlo, ho trovato due numeri di telefono da cui non risponde. Quello che ho capito è che avrebbe dovuto rilasciare un'intervista, che non gli e' stata autorizzata dall'autorità giudiziaria", ha detto la ministra facendo riferimento al caso di Amadori, che avrebbe dovuto rilasciare un'intervista per uno speciale de Le Iene. "Però io credo che chiunque sappia qualcosa in più sulla vicenda, debba sempre parlare. Non è tanto utile che lui parli con me, quanto è utile che lui vada a dire tutto quello che sa all'autorità giudiziaria. Non capisco perché non lo faccia".

La testimonianza del brigadiere Amadori al processo Vannini

Nella notte del 17 maggio 2015, la notte in cui Marco Vannini morì, Amadori era reperibile come sottoufficiale di giornata. Fu chiamato e si recò in caserma a Ladispoli: "Quando arrivai trovai tutta la famiglia Ciontoli. Feci entrare Antonio Ciontoli nel mio ufficio. Si accomodò, era molto preoccupato e ha cercato di fornire una prima ipotesi su quanto era accaduto. Dopo aver carpito alcune cose, ho ritenuto opportuno fare capire che non ero d'accordo, però non potevo andare oltre. Lì lui esternò con un gesto un po' particolare: "Che fai mi vuoi arrestare?". Lì poi intervenne il marcesciallo Izzo che passava nel corridoio e ho detto: "Guardi ci parli lei che non è il caso che io interferisca oltre quelli che sono…". E Ciontoli: "Mah, adesso metto nei guai mio figlio"". Allora, il Comandante Izzo aprì la porta, quando mi vide che ero un po' irritato dico: "Guardi comandante, io esco fuori perché non mi sta bene, non posso io sentire certe cose". Dice rivolto a Ciontoli: "Anto' tu mi devi dire una cosa: chi è che ha esploso il colpo di pistola? Tu o tuo figlio?". "No, sono io". "Ecco allora vedi di farla finita e basta". Lì chiusi il discorso".