Sembra una vera e propria ossessione quella della destra romana, più divisa che mai, per i campi rom. Non che la loro chiusura e gestione non sia un tema caldo, ma da quello che abbiamo visto in questi ultimi giorni sembra che Roma non abbia altri problemi e che, il pedigree di candidato di destra, si giochi soltanto in relazione al problema rom.

E' lo scorso 16 febbraio e le dichiarazioni di Guido Bertolaso, appena incoronato da Meloni, Salvini e Berlusconi, come candidato del centrodestra per il Campidoglio, proprio sui rom alzano un putiferio. Ecco cosa ha detto l'ex campo della Protezione Civile: "Io mi metto sempre dalla parte dei più deboli e i rom sono una categoria che è stata vessata e penalizzata: Niente ruspe con i rom". Sbianca Giorgia Meloni, che dopo il ritiro della sua candidatura ha puntato tutto su Bertolaso,  mentre Matteo Salvini prende la palla al balzo per smarcarsi: "Dichiarazioni simili me le aspetto da Nichi Vendola, non certo dal candidato del centrodestra”.

Il leader leghista preferirebbe il candidato centrista Alfio Marchini, in grado di rincorrere la destra sul suo terreno. E da cosa si misura se un candidato sa parlare o meno al popolo di destra. Ovvio, i rom. "Io ho una posizione chiara e netta: non sono razzista, però se ci sono persone che vengono in Italia con il presupposto di delinquere e che mandano i propri figli a delinquere ciò non è sopportabile", spiega al forum di Repubblica Tv. "I rom – prosegue sono persone che per la grandissima parte –  per loro identità, hanno difficolta ad integrarsi. Penso che si debba togliere l'acqua ai piranas, a quelli che vengono qui per delinquere. Una volta fatto questo rimarranno solo quelli che vengono qui per lavorare e comportarsi bene".

Ad aiutare Bertolaso a rimediare al pasticcio Giorgia Meloni, che lo accompagna in una passeggiata per i mercatini rom abusivi telecamere al seguito. E qui l'ex capo della Protezione Civile forse un po' strafà, arrivando a dichiarare con un tweet, poi prontamente rimosso: "Toglieremo i cassonetti così eviteremo che i rom rovistino. E' uno dei modi per combattere l'illegalità". A rilanciare la gara a chi è più a destra ci pensa questa volta il candidato di Casa Pound Simone Di Stefano, rispondendo dal suo profilo Facebook: "Bertolaso dice che bisogna togliere i cassonetti per evitare che i ROM vi rovistino dentro. Io dico che dobbiamo togliere i ROM per evitare che rovistino nei cassonetti".

Qualche ingenuo potrebbe pensare che a Roma i cassonetti saranno tolti quando l'amministrazione sarà riuscita a raggiungere il 100% della raccolta dei rifiuti porta a porta, non per evitare che qualcuno ci rovisti dentro. Ma la raccolta dei rifiuti e la loro gestione non sembra una priorità per nessuno in questa campagna elettorale.

Bertolaso è andato per campi rom? Il guidatore di ruspe Matteo Salvini non può essere certo da meno, e così ieri è andato, con il solito codazzo di giornalisti al seguito e con una claque ben organizzata, nell'insediamento di via Salviati: "Chi vuole vuole governare con noi a Roma, come a Torino, Milano e Bologna deve avere la legalità, l'ordine pubblico, la sicurezza, la pulizia ed il decoro come primo punto all'ordine del giorno. Chi vuole governare con la Lega i campi rom li deve chiudere, non ampliare o popolare".

Un po' di autocritica non farebbe male ogni tanto. Perché è stata proprio la destra romana a creare il sistema dei campi rom con Gianni Alemanno, grazie ai soldi messi a disposizione dal ministro degli Interni leghista Roberto Maroni. Un sistema più volte condannato come lesivo dei diritti umani e discriminatorio da parte dell'Unione Europea e che certamente va superato. Ma superato come? L'ultimo bando del Comune di Roma rafforza il controllo nei campi, le funzioni di sicurezza e vigilanza, mentre azzera quasi del tutto i contributi per i progetti d'integrazione e di fuoriuscita. Mentre si discute di come vadano chiusi nei campi continuano a bruciare i roghi tossici, che danneggiano la salute dei cittadini, in primis di chi vi abita ed è costretto a subirli.