Era il dicembre del 2016 quando Monica Rossi veniva assunta dal comune di Roma per avviare il piano di chiusura dei campi rom, quei ghetti etnici che rappresentano una delle vergogne della capitale, chiamati con un eufemismo "villaggi attrezzati". Il compenso annuo della super esperta, chiamata ad un ruolo gravoso e a prendere scelte difficili e a volte impopolari, si attestava sui 30mila euro l'anno.

Ora, meno di un anno dopo, la sindaca Virginia Raggi ha deciso quasi di raddoppiarli lo stipendio, facendolo arrivare a 55.000 euro. Niente di male, tutto a norma di legge per carità, con i riferimenti del caso, d'altronde Rossi svolge mansioni  "connotate da estrema delicatezza, importanza e trasversalità, richiedano un profilo in possesso di elevata competenza e di doti di riservatezza, capacità di interazione e di lavorare in team". Tutti requisiti che le valgono un trattamento economico "parametrato a quello dirigenziale con retribuzione di posizione pari alla fascia minima".

Il piano di superamento di campi rom è già un fallimento.

La vera domanda da porsi, e da porre alla sindaca, infatti è: perché – nonostante il piano per il superamento dei campi rom si è rivelato un flop – la responsabile di suddetto piano viene promossa? Il Camping River doveva chiudere il 30 settembre, invece è stato semplicemente riconvertito da “villaggio attrezzato” a “struttura ricettiva temporanea”, e pagare è sempre Roma Capitale. Mentre il bando per l'assegnazione dei servizi propedeutici alla chiusura dei campi di Barbuta è Monachina, è andato praticamente deserto: a presentarsi solo la Croce Rossa, e solo per quanto riguarda la Barbuta. La realtà sembra essere molto diversa dalle parole entusiaste di Beppe Grillo sul piano di chiusura dei campi rom promosso dalla giunta del Movimento 5 stelle.