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Opinioni
3 Dicembre 2014
18:51

Il marcio di Roma non è Gomorra? È altrettanto micidiale, pure peggio

C’è un doveroso passo in avanti da fare nella consapevolezza di ciò che ci troviamo avanti a Roma: queste forze corruttive e criminali sono pari o addirittura peggio delle mafie così come siamo stati abituati a conoscerle. Sono il passo in avanti, l’evoluzione più devastante della criminalità economica.
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«Il problema di Roma è che ci sono piccole bande criminali che usano le armi, ma dietro di loro non c'è nessuna caratura criminale». Così sosteneva il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro nel 2011, tentando di minimizzare i sospetti sulla rete criminale e affaristica della Capitale che qualcuno già allora percepiva e denunciava. Ora dopo la fogna scoperchiata dall'inchiesta "Mondo di mezzo" che coinvolge pezzi dell'estremismo nero e rosso, esponenti di cooperative storicamente radicate a sinistra e politici di destra, pochi avranno il coraggio di dire che a Roma la mafia (o allargandone il senso, il "sistema mafioso") non esiste, in tal senso illuminante è  Raffaele Cantone in una intervista a Fanpage.it. C'è però un altro passo in avanti da fare nella consapevolezza di cosa sia in realtà questo sistema di personaggi legati al potere e alla malavita, capaci di tenere i fili del teatrino degli appalti agli amici degli amici, dei finanziamenti pubblici a pioggia, dei progetti sociali affidati ai "mi manda Picone" di turno.

Il doveroso passo da fare è ammettere che il marcio di Roma, pur non essendo evidente, sanguinario, truculento e sceneggiato come quello dei territori che abbiamo imparato a conoscere come "Gomorra", è altrettanto micidiale e devastante. Forse peggio, poiché se è vero che quando ci sono i morti il terrore serpeggia lungo le strade, è altrettanto vero che quando ci sono i morti è perché c'è uno scontro di potere e in quella vulnerabilità fatta di pentiti e killer le forze dell'ordine si inseriscono e assestano fondamentali colpi alle organizzazioni. Quando invece regna la calma sotto le trame e gli affari significa invece che tutto sta andando come da copione e che il meccanismo criminale funziona alla perfezione. Se qualcuno pensa che quella di Roma (così come quella smascherata nell'Expo di Milano) non è mafia soltanto perché non ha lupara, non è camorra solo perché non vive nelle Vele e non è ‘ndrangheta poiché non parla calabrese beh, sbaglia di grosso la sua analisi.  Ci troviamo davanti a forze corruttive e criminali che sono l'evoluzione del binomio delinquente-colletto bianco; sono la mutazione più pericolosa e devastante della criminalità in Italia. Antistato che non siamo ancora in grado di combattere a dovere.

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Giornalista professionista, capo servizio di Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. Ha un podcast che si chiama "Saluti da Napoli". È co-autore dei libri Il Casalese (Edizioni Cento Autori, 2011); Novantadue (Castelvecchi, 2012), Le mani nella città e L'Invisibile (Round Robin, 2013-2014). Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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