"È un impedimento oggettivo, non sono nelle condizioni di lavorare, di svolgere il mi ruolo". È quanto va ripetendo Enrico Stefàno a chi gli chiede il perché della sua scelta. Il consigliere del Movimento 5 stelle, veterano dell'aula Giulio Cesare al suo secondo mandato, non si capacità del perché i suoi colleghi non si decidano a raccogliere le 24 firme per destituire d'ufficio Marcello De Vito, arrestato per corruzione nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma, da presidente dell'Assemblea Capitolina. Da qui la decisione, sofferta, di mandare un segnale rassegnando le dimissioni da Vicepresidente Vicario. Un segnale rivolto al gruppo consiliare del Movimento 5 stelle, più che alla sindaca Virginia Raggi e alla maggioranza, a cui non fa mancare il suo pieno appoggio. Insomma, se De Vito fossero ritirate le misure cautelari nelle prossime settimane o mesi, potrebbe virtualmente tornare sul suo scranno essendosi rifiutato di rassegnare dal carcere le dimissioni. In più la gestione in questi tre mesi dell'aula sarebbe stata giudicata troppo permissiva nei confronti delle opposizioni dai colleghi del suo gruppo. I consiglieri avrebbero paura che De Vito gli possa fare causa: la revoca della carica da parte dei consiglieri, senza le dimissioni o la presenza del diretto interessato, sarebbe infatti possibile solo in caso di gravi violazioni accertate dal presidente nello svolgimento del suo incarico. Una titubanza non condivisa da Stefàno, stanco di svolgere un mandato a metà.

Non ha voluto alimentare la polemica Stefàno, o almeno ha tentato di limitare i danni della sua scelta per non farla apparire come l'ennesima defezione nella squadra di governo politica e amministrazione di Virginia Raggi, ma un suo peso non può non averlo. "Ovviamente resta il mio pieno e incondizionato appoggio alla maggioranza e a Virginia, che in questi tre anni sta facendo un lavoro straordinario e merita il supporto di tutti, amministratori e soprattutto cittadini", ribadisce nel post in cui annuncia le sue dimissioni "immediate e irrevocabili". Sulle ragioni invece mantiene per quanto possibile il riserbo: "A mente fredda spiegherò i motivi". Una frase che però nasconde che qualche ragione per essere arrabbiato Stefàno ritiene di averla e che tra lui e i suoi colleghi una rottura si è consumata. Non così drammatica da consentirgli di riprendere il suo posto tra gli scranni della maggioranza, ma che non consente però di fare finta che non sia successo niente. Dalla sindaca – impegnata in una schermaglia senza esclusione di colpi sulla questione rifiuti con Nicola Zingaretti – intanto, nessun commento.