Non era la prima volta che provava a uccidersi Giorgia, la ragazza di 18 anni che ieri mattina è stata trovata impiccata nel parco giochi di via Galla Placidia a Roma. Una brutta storia di depressione, culminata con un tentativo di suicidio effettuato ad aprile, non andato però a buon fine. Da tempo la giovane stava male e così, due giorni fa, ha proprio deciso di farla finita. È uscita di casa, è andata al parco tra Tiburtina e Casal Bertone, ha scavalcato il cancello e si è impiccata alla sbarra d'acciaio dello scivolo. Era così determinata che si è addirittura chiusa con i denti ai polsi con delle fascette di plastica per essere sicura di sopraffare l'istinto di sopravvivenza, che l'avrebbe indotta a provare a liberarsi all'ultimo secondo. Una storia tragica, soprattutto perché a compiere il gesto estremo è stata una ragazza giovanissima, con tutta la vita davanti, che però non riusciva a vedere una via d'uscita a causa del suo male.

Le lettere lasciate ai genitori prima di uccidersi

Disperati i genitori che ne hanno denunciato la scomparsa poco dopo le 21, quando non l'hanno vista rientrare a casa. La madre e il padre della ragazza hanno spiegato che la 18enne aveva già tentato di togliersi la vita ad aprile: per questo erano preoccupati che cercasse di farlo di nuovo. Giorgia aveva lasciato delle lettere ai genitori in cui spiegava i motivi del suo gesto: per quello, appena le avevano trovate, erano corsi ad avvertire la polizia, che ha iniziato a cercarla in tutti i parchi della zona. Forse nelle lettere aveva lasciato inteso che tipo di luogo aveva scelto per porre fine alla sua vita. Le ricerche, purtroppo, non sono andate a buon fine. La ragazzina è stata trovata il giorno dopo alle 6.35 dal custode del parco, Luigi, che si è avvicinato credendo fosse un manichino. Purtroppo così non era, quella ragazza aveva un nome e un cognome. E, alle sue spalle, una storia di disperazione.