in foto: Una delle partite di droga sequestrate nel corso dell'inchiesta

La criminalità organizzata nella capitale ha cambiato pelle. Tramontate le vecchie batterie, sostituite definitivamente da gruppi che controllano le piazze di spaccio con strutture verticistiche sul ‘modello Scampia', ora la città rappresenta sempre di più uno snodo per il traffico internazionale della droga, in particolare della cocaina. Roma non è più il terminale, come ai tempi della Banda della Magliana, della droga importata da mafia, camorra e ‘ndrangheta: ora è nella capitale che si fa il prezzo della polvere bianca, e c'è chi non ha bisogno dei clan per organizzare l'importazione di tonnellate di droga dal Sud America (anche se i capitali delle mafie tradizionali rimangono indispensabili). È quanto emerge dall'operazione ‘La Romana', portata a termine ieri da guardia di finanza e polizia con l'arresto di 19 persone dopo quasi quattro anni di indagini e il sequestro di cinquecento chili di cocaina, ch.

Colletti bianchi ed ex un ultras a capo dell'organizzazione.

Al vertice della holding criminale smantellata ieri dalle indagini della Dda di Roma si trovavano Mauro De Bernardis, 47 anni detto ‘Spaghetti' con la propria base a Casal Palocco, e Mario Turchetta, 59 anni. Il primo svolgeva il ruolo di broker, tenendo i contatti e ‘facendo il prezzo' a seconda del carico e dell'acquirente, il secondo (ex capo ultra della Lazio), grazie ad un gruppo di ‘collaboratori' gestiva le attività di smercio e garantiva l'autorevolezza criminale. Il gruppo riforniva di droga anche la potentissima cosca di ‘ndrangheta degli Alvaro, a testimonianza della credibilità conquistata. Due erano le strade di approvvigionamento: una chiamata ‘veloce', che viaggiava dall'aeroporto di Santo Domingo ‘La Romana', fino a Milano Malpensa, grazie alla complicità di quattro dipendenti infedeli dell'hub milanese; la seconda viaggiava in nave, dentro container che approvavano nel porto di Cagliari.

L'incontro tra "domanda e offerta" di cocaina e il ruolo della ‘ndrangheta.

De Bernardis in particolare si occupava di tenere i contatti con i finanziatori e i fornitori. "Questa operazione – ha illustrato ieri il procuratore Michele Prestipino, che dirige la Dda di Roma – conferma come la Capitale sia oggettivamente uno degli snodi cruciali del traffico di droga, punto di incontro tra domanda e offerta. E ribadisce una volta di più lo strapotere dei clan di ‘ndrangheta, che hanno disponibilità quasi illimitate di risorse, tanto da assorbire senza apparenti difficoltà anche sequestri ingenti come questi e di poter continuare a movimentare somme liquide enormi".