Cominciate il 21 giugno scorso, sono terminate le operazioni di chiusura, rimozione e distruzione dei moduli abitativi prefabbricati di proprietà di Roma Capitale, all'interno del campo rom del Camping River. Secondo quanto reso noto dall'Associazione 21 luglio, che ha monitorato lungo tutti questi giorni cosa stava accadendo, 49 moduli abitativi di proprietà del Comune di Roma sono stati sequestrati e ne è impedito l’accesso agli ex residenti, 37 invece sono stati gravemente danneggiati dagli operatori ingaggiati dal comune a colpi di martello e piede di porco, mentre 12 sono stati "rimossi e stoccati in appositi contenitori predisposti all’entrata dell’insediamento".

Delle famiglie che vi vivevano invece nessuno sembra preoccuparsi. La maggior parte di esse continua a vivere all'interno del campo, tra tende e ricoveri di fortuna, dormendo all'interno di auto e furgoni. Come primo test dell'applicazione del ‘Piano di superamento dei campi rom' approvato dalla giunta Raggi un anno fa, non sembra esattamente un successo. Dopo aver tentato di risolvere con un contributo all'affitto di un appartamento che le famiglie avrebbero reperire da un giorno all'altro sul mercato, ora le istituzioni sembrano non dare ai residenti del River altra possibilità che tornare nel giro di qualche giorno in strada a vivere in insediamenti informali.

Inutili gli appelli degli insegnanti dei minori che risiedono nel campo, che erano tornati a chiedere di dare continuità al progetto educativo e di non infliggere il trauma ai loro alunni di venire lasciati fuori la propria abitazione a vivere in strada. Inutile la mobilitazione della società civile in Campidoglio e al momento infruttuoso anche il dialogo tra i residenti e la prefettura.

La vicenda del River rappresenta l'ennesima sconfitta di una politica fatta di proclami e di poca concretezza. L'incistarsi di ghetti monoetnici lungo trent'anni nella nostra città non si può superare da un giorno all'altro e, anche se non è particolarmente popolare in termini di consenso elettorale, c'è bisogno di affrontare la questione assumendo il fatto che nessuno possiede la bacchetta magica che con una formula risolve il problema. Mettere la polvere sotto il tappeto o nascondere il problema spingendo i rom ancora più ai margini della città, in insediamenti abusivi, non può che peggiorare la situazione.