Fabrizio Piscitelli
in foto: Fabrizio Piscitelli

Si svolgeranno in forma privata i funerali di Fabrizio Piscitelli, il capo degli Irriducibili ucciso mercoledì sera al parco degli Acquedotti. Lo ha deciso, per motivi di sicurezza e ordine pubblico, il questore di Roma Carmine Esposito. Questo vuol dire che i tifosi che vogliano partecipare alle esequie non potranno farlo: una decisione che, forse, potrebbe provocare qualche malumore. Fabrizio Piscitelli è morto mercoledì sera al parco degli Acquedotti, freddato da un killer che fingeva di fare jogging. L'identità dell'assassino non è stata ancora scoperta, ma la polizia continua a lavorare per dare un volto e un nome al sicario che ha ucciso Piscitelli a sangue freddo. Gli inquirenti hanno sequestrato i tre cellulari di Diabolik e stanno controllando chiamate e messaggi, sperando di trovare qualcosa che possa indirizzarli verso la conclusione delle indagini.

Fabrizio Piscitelli, dalla Batteria di Ponte Milvio all'arresto per droga

Ieri sera un migliaio di tifosi ha voluto portare omaggio a Fabrizio Piscitelli organizzando una fiaccolata che dalla chiesa di San Policarpo si è diretta verso il parco degli Acquedotti, dove Diabolik è stato ucciso. Hanno portato fiori e sciarpe in via Lemonia e hanno ricoperto la panchina dove Diabolik era seduto insieme alla sua guardia del corpo quando ha trovato la morte. Una vera e propria esecuzione quella del capo indiscusso degli Irriducibili della Curva Nord, che porta gli inquirenti verso la pista della criminalità organizzata. Fabrizio Piscitelli, infatti, non è un nome nuovo: compare nelle carte di Mafia capitale, dove viene identificato come il capo della Batteria di Ponte Milvio, formata principalmente da albanesi, che controllava la maggior parte dei locali commerciali della zona. La Batteria di Ponte Milvio sarebbe stata a sua volta al servizio dei fratelli Esposito del clan Senese, uno dei clan della camorra che si erano ormai insediati a Roma Nord. Nel 2013, inoltre, Piscitelli è stato arrestato perché considerato il perno del narcotraffico tra Italia e Spagna. E nel 2016 la Direzione distrettuale antimafia gli ha sequestrato due milioni di euro, cosa che gli ha causato notevoli problemi economici.