"Un ricatto". La politica e il sindacato non usano mezzi termini per descrivere quanto sta accadendo alla Rsa San Raffaele di Rocca di Papa, uno dei principali cluster di coronavirus nel Lazio dove ci sono stati 178 contagi e 21 decessi. Ora l'azienda, che fa capo alla famiglia Angelucci, uno dei player di maggior paese della sanità privata convenzionata nel Lazio, ha fatto partire la procedura di licenziamento per i circa 160 lavoratori e lavoratrici della struttura che così, dopo aver affrontato il virus, visto i pazienti morire e ammalarsi, si trovano di fronte alla possibilità di non avere più un lavoro.

L'azienda – che interpellata da Fanpage.it non ha voluto rilasciare dichiarazioni – ha aperto alla possibilità di mandare a casa tutti, a fronte dell'annuncio dell'assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D'Amato dell'eventualità che si arrivi al ritiro dell'accredito definitivo per la struttura, qualora si riscontrassero precise e gravi responsabilità nell'inottemperanza alle indicazioni sanitarie per limitare ed evitare il contagio. Alcune testimonianze raccolte in queste settimane evidenziano che non è andato quasi niente bene: i parenti dei pazienti hanno denunciato alle nostre telecamere come sani e malati condividessero gli stessi ambienti, mentre un dipendente in forma anonima ha fatto gravi accuse sulla mancanza di dispositivi di protezione individuale adeguati e in numero sufficiente, a cominciare da mascherine e guanti.

Cosa sta accadendo lo spiega Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti: "L'Asl è dovuta subentrare alla gestione di quella struttura, nel momento in cui il livello dei contagi, e purtroppo anche dei decessi, è schizzato con numeri che hanno rappresentato uno dei cluster più importanti che un questi mesi abbiamo avuto nel Lazio. Nel subentrare l'Azienda sanitaria ha scritto una relazione puntuale su quanto ha trovato all'interno del San Raffaele, e quello che ha trovato punto per punto ha rivelato come non venissero rispettate le prescrizioni anti Covid-19". Una relazione che sottolinea quelle che sarebbero gravi mancanze, non solo sui DPI, ma anche sulla gestione degli spazi e la mancanza di percorsi adeguati: "C'era una promiscuità eccessiva, che vuol dire che anche nel caso di un solo paziente non covid trovatosi con un paziente positivo, questo può dare esiti gravi nel diffondersi del contagio. Promiscuità è stata riscontrata anche sull'impiego del personale che viaggiava da un reparto all'altro, e c'era persino una promiscuità all'interno degli spogliatoio del personale che non avevano un percorso dello ‘sporco' e del ‘pulito' distinti come avrebbero dovuto essere".

È possibile stabilire la verità su cosa è accaduto senza che questo venga messo in conflitto con la necessità di tutelare i livelli occupazionali? Questa oggi non pare solo una necessità, ma un imperativo, soprattutto perché parliamo di milioni di euro di soldi pubblici. Possono la tutela della salute e quella dei posti di lavoro essere in contraddizione in un settore come la sanità? Vorrebbe dire non aver imparato proprio nulla dall'emergenza sanitaria che abbiamo vissuto e da cui lentamente stiamo uscendo.

 

"I lavoratori sono stressati dopo mesi difficili, oltre a non avere lo stipendio e non avere certezze, non hanno neanche informazioni chiare su quanto sta accadendo. Tutto ciò genera un clima di incertezza preoccupante. Ho chiesto che venisse fatta chiarezza su quanto sta accadendo nei loro confronti da parte della struttura come prima cosa". A raccontare il clima che si respira nel comune dei Castelli Romani, dopo aver visto la zona rossa allestita attorno alla struttura e sentito le ambulanze che andavano e venivano per intere giornate, è la vicesindaca reggente Veronica Cimino, che aggiunge: "Gli operatori sanitari per prima cosa vanno pagati, non vanno usati come arma di ricatto o di pressione".

Durissimo anche il sindacato, che chiede un tavolo istituzionale per far fronte alla situazione e non lasciare da soli gli operatori che già hanno affrontato mesi e settimane terribili. "È un atto illegittimo. Ricordiamo al gruppo Angelucci che fino a metà agosto è illegale licenziare in Italia, e questo vale anche per il gruppo San Raffaele. – spiega Natale Di Cola, segretario CGIL Roma e Lazio – È evidente che si sta facendo pressione sulla Regione affinché faccia marcia indietro rispetto agli orientamenti dichiarati in questi giorni. Se ci sono stati degli errori chi ha sbagliato deve pagare, perché parliamo di soldi pubblici e vanno gestiti secondo le regole. Dall'altra però è chiaro che non possono esserne i lavoratori a pagarne le conseguenze. Bisogna aprire un'interlocuzione istituzionale per tutelare i lavoratori".

I risultati dell'istruttoria aperta dalla Regione Lazio non si conosceranno prima di luglio, e Bonafoni rassicura che non esiste "nessuna azione mirata contro il San Raffaele", visto che la Regione Lazio sta facendo controlli su "tutte e 600 le Rsa del territorio". Li però c'è un'evidenza: "Ricordo che per quanto riguarda le strutture afferenti al gruppo San Raffaele abbiamo in tutto quasi 350 contagiati e circa 40 decessi. Non ci sta nessun accanimento: ci sono le carte e parleranno quelle".