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Omicidio Desirée Mariottini a Roma
23 Gennaio 2020
12:13

Desirée Mariottini, madre racconta la 16enne violentata e uccisa: “Era timida, veniva bullizzata”

La madre di Desirée Mariottini ha parlato al processo per la morte di sua figlia, in cui sono imputati quattro uomini accusati di omicidio volontario in concorso e violenza sessuale. Una testimonianza straziante, durante la quale ha ripercorso la vita della figlia e i suoi ultimi giorni, fino al momento del ritrovamento del corpo in uno stabile abbandonato di via dei Lucani.
A cura di Natascia Grbic
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Desireè Mariottini
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Omicidio Desirée Mariottini a Roma

"L'abbiamo cercata ovunque per due giorni, non abbiamo mai smesso fino a che non ci hanno chiamati e ci hanno detto che era stata trovata a Roma". La madre di Desirée Mariottini, Barbara, ha raccontato così gli strazianti momenti che hanno preceduto la notizia della morte di sua figlia, trovata cadavere in uno stabile abbandonato di via dei Lucani. La donna si è costituita parte civile: nell'udienza del processo che si sta tenendo a porte chiuse, ha ripercorso la vita della figlia, raccontando i momenti vissuti insieme, i problemi con la droga e gli atti di bullismo subiti per il problema al piede. "L'abbiamo sempre seguita e sostenuta, denunciando la situazione a forze dell'ordine e servizi sociali".

Omicidio Desirée Mariottini, la denuncia contro la madre

Scopo della difesa, invece, è dimostrare che Desirée Mariottini sia stata abbandonata a se stessa: tanto che durante l'udienza preliminare l'avvocato di Yussef Salia (uno dei quattro imputati nel processo) ha depositato una denuncia contro i genitori di Desirée Mariottini ipotizzando il reato di abbandono di minore e omessa vigilanza. "Se fosse rimasta a casa sarebbe ancora viva", la tesi sostenuta. Due mesi dopo, Salia ha chiesto scusa, asserendo che avrebbe ritirato la denuncia.

L'avvicinamento alle droghe e le richieste di aiuto

Barbara Mariottini ha provato varie volte ad aiutare la figlia, che sin da giovanissima aveva iniziato a fare uso di droghe. "Ho portato mia figlia al Sert – ha raccontato intervistata a Porta a Porta – Ma mi hanno detto che se non era volontaria non poteva essere mandata in comunità. Se ci fosse stata una legge che obblighi il minore a curarsi anche se non lo vuole, e quindi che permetta ai genitori di decidere, mia figlia sarebbe viva". Il 27 gennaio si terrà una nuova udienza del processo: in quest'occasione saranno ascoltati il nonno, il padre di Desirée, alcuni agenti di polizia e i medici legali. Imputati nel processo sono Yussef Salia, Mamadou Gara, Brian Minteh e Chima Alinno: sono tutti accusati di concorso in omicidio volontario e violenza sessuale di gruppo, cessione di sostanze narcotiche e psicotiche, con l'aggravante della giovane età di Desirée e dalla condizione di impossibilità di difendersi in cui era stata ridotta.

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