Cinema Metropolitan, la commissione Cultura dice no agli spazi commerciali

Quale futuro per il cinema Metropolitan di via del Corso? La sala è chiusa dal 2010 cinefili e appassionati hanno perso uno dei templi romani del cinema, famoso per la proiezione dei film in lingua originale. Una delibera comunale dello scorso luglio prevedeva la riapertura dello spazio, ma la destinazione di almeno metà del vecchio cinema all'apertura di spazi commerciali da associare ad una sala di proiezione. Un'operazione resa possibile dalla delibera "Nuovi Cinema Paradiso" risalente al 1995, che permette di riservare ad attività commerciale fino al 50% della cubatura originaria di una sala cinema.
Ma dopo le proteste di cittadini e comitati che vogliono che l'ex cinema torni ad essere solo un cinema, restituendo uno spazio culturale storico di Roma alla sua originale vocazione, la marcia indietro. "Dopo il parere negativo della Commissione Commercio del Consiglio Comunale alla conversione del Cinema in uno spazio commerciale, anche la Commissione Cultura si è espressa a sfavore del cambio di destinazione d'uso del cinema. I Giovani Democratici sono al fianco dell'amministrazione per fare in modo che gli spazi della cultura aumentino invece che scomparire.", hanno annunciato i una nota Guido Staffieri, coordinatore Giovani Democratici Roma e Andrea Orsini, responsabile Cultura GD Roma.
L'appello a Franceschini: "Tutelare pubblico interesse"
Per salvare il Metropolitan si è mobilitata anche Sel che, in una lettera firmata dal capogruppo Gianluca Peciola, ha chiesto al ministro Dario Franceschini di inserire il cinema di via del Corso tra le sale di interesse storico, impedendo così il cambio di destinazione d'uso proprio come è accaduto con il Cinema America. "E' impossibile sostenere l’interesse pubblico di una trasformazione prevalentemente commerciale di uno dei rari casi di superfici destinate a cultura e socialità, sopravvissute in un tessuto storico quasi interamente trasformato in superfici commerciali – scrive Peciola – L’interesse pubblico, testimoniato da una protesta sentita degli abitanti, dei comitati di quartiere e dei movimenti, è chiaramente espresso nella conservazione della funzione cinematografica e culturale dell’edificio".