Quattro persone sono state denunciate in seguito alle proteste degli scorsi mesi a Casal Bruciato, dove gli abitanti delle case popolari e i comitati di quartiere sono scesi in strada a manifestare per il non funzionamento dei termosifoni. Secondo quanto riportato in una nota dal Comitato popolare di Casal Bruciato, la Rete popolare Tiburtina e Asia Usb, alle persone denunciate viene contestato il ‘blocco stradale', reato reintrodotto dal Decreto Sicurezza di Matteo Salvini. "In tutto rischiano quindici anni per aver protestato contro la mancata accensione dei sistemi di riscaldamento", scrivono i comitati, che hanno convocato una conferenza stampa per il 15 febbraio alle 11.30 in piazza Balsamo Crivelli. "In sostanza nel 2020 in questo paese gli abitanti delle case popolari possono soffrire il freddo per settimane o mesi (a molti sono arrivate solo in questi giorni le caldaie nuove) e se osano protestare vengono anche denunciati".

Le proteste di Casal Bruciato sono andate in scena nei mesi scorsi, e più precisamente quando in inverno si è raggiunto il picco del freddo. È successo che, mentre in tutte le case si accendevano i riscaldamenti, nei palazzi Ater di Casal Bruciato questi non erano funzionanti. Gli abitanti hanno fatto presente diverse volte la situazione ai tecnici competenti, ma i termosifoni continuavano a rimanere freddi. E se questa è una situazione carica di disagio per qualsiasi persona, per anziani e bambini il freddo era diventato insopportabile. Per richiamare l'attenzione delle amministrazioni, gli abitanti hanno bloccato le strade del quartiere, "azioni che hanno rappresentato l’unico metodo per ottenere attenzione, come dimostrato dall’attivazione degli assessori competenti e delle ditte di manutenzione solo a seguito di ogni blocco effettuato". In alcune case, secondo quanto riportato dai comitati, i riscaldamenti hanno iniziato a funzionare solo ora: segno che molte persone hanno passato l'inverno al gelo.