La gestione dei rifiuti a Roma diventa a tutti gli effetti uno dei temi della campagna elettorale per le regionali che si terranno il 4 marzo. A rimettere il tema al centro della discussione è il candidato del centrodestra Stefano Parisi che se la prende con l’attuale presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, dando così ragione alla sindaca di Roma Virginia Raggi: “Ma è possibile – afferma Parisi – che non abbiamo un ciclo chiuso dei rifiuti? La colpa non è di Virginia Raggi ma di Nicola Zingaretti. Ha fatto chiudere Malagrotta senza preoccuparsi delle conseguenze. Paghiamo la Tari più cara d'Italia perché dobbiamo portare fuori Regione i rifiuti”.

Parisi partecipa questa mattina all’apertura della campagna elettorale di Luciano Cicchetti, candidato di Noi con l’italia-Udc alle elezioni politiche. E si sofferma anche sulla questione sanità: “Negli ultimi due anni la sanità nel Lazio è diventata la peggiore d'Italia, dopo il commissariamento Zingaretti ha lasciato sprechi e disastri e ha tagliato i servizi, così oggi i cittadini della nostra regione hanno una sanità da terzo mondo”, attacca il candidato del centrodestra. Che continua a prendersela con Zingaretti definendo la regione Lazio “una palla al piede del Paese”.

Parisi ne ha per tutti, anche per il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: “Gentiloni è un po' moscio, sono tutti mosci quelli di sinistra”. E poi si chiede come mai il presidente del Consiglio non voglia un confronto con gli altri candidati: “La democrazia è confronto, altrimenti avranno sempre giornalisti sdraiati che non gli faranno mai domande come qui le faremmo noi”.

Infine, anche un sostegno a Sergio Pirozzi, altro candidato facente parte del centrodestra, con un attacco ai giudici dopo la notizia che il sindaco di Amatrice è indagato: “Non credo che la vicenda giudiziaria di Pirozzi possa avere ripercussioni sul voto regionale del 4 marzo perché mi auguro che la magistratura smetta di intervenire nelle campagne elettorali in questo modo. Succede troppo spesso in questo Paese. Gli italiani sono abituati e non sono cose che incidono sulla campagna elettorale”.