"Ritireremo il bando" questa la risposta dei rappresentanti dell'Università Agraria che ha pubblicato una gara d'appalto per l'assegnazione dei terreni dell'ex discarica di Cupinoro, linea di fuoco tra i Comuni di Bracciano e Cerveteri, per la costruzione e gestione di impianti di trattamento dei rifiuti. Un passo indietro da parte dell'Ente a margine di un'animata assemblea cittadina che si è svolta ieri alle porte di Roma, alla presenza dei sindaci dei Comuni del comprensorio sabatino coinvolti dal primo cittadino di Bracciano Armando Tondinelli, e delle associazioni a difesa del territorio, tornati sul piede di guerra dopo anni trascorsi tra manifestazioni e battaglie legali per la riqualifica dell'area. Cupinoro ha chiuso i cancelli a gennaio 2014 ma passati cinque anni attende ancora l'avvio delle procedure di bonifica. Nei giorni scorsi i residenti hanno visto il ritorno dell'incubo dei rifiuti, allarmati dalla situazione di emergenza e scarsità di impianti che sta vivendo Roma alla luce degli incendi che hanno colpito e reso inutilizzabili il Tmb Salario e in parte l'impianto di Rocca Cencia. Senza considerare le perplessità avanzate dal dipartimento di Programmazione e Attuazione Urbanistica (Pau) del Comune di Roma, durante il primo dei tre incontri alla conferenza dei servizi per andare a valutazione di impatto ambientale rispetto ai progetti di impianti di compostaggio previsti a Cesano e Casal Selce, nel XV e XIII municipio.

Bando per nuovi impianti di rifiuti a Cupinoro

Sindaci e cittadini si sono riuniti con l'intenzione di creare un fronte comune e compatto, senza bandiere politiche, per opporsi in maniera chiara e ferma sulla possibilità di qualsiasi tipologia di impianto che preveda il ritorno di rifiuti nell'ex discarica di Cupinoro e in qualunque altra area del comprensorio sabatino, con l'obiettivo di creare un tavolo di lavoro per utilizzare i terreni secondo la loro vocazione prettamente agricola e pastorale. La decisione di ritirare il bando è arrivata a seguito dell'esplicita richiesta da parte dei sindaci, che, supportati da un esperto in materia di Usi civici, rivolgendosi all'Università Agraria hanno fatto notare le incongruenze e la poca trasparenza di un documento che non specifica in modo chiaro il genere di impianti previsti, né la tipologia e la quantità dei rifiuti trattati. Se in un primo momento l'idea era quella di un impianto di compostaggio destinato alla frazione organica dei rifiuti, i codici Cer indicati fanno in realtà riferimento anche a plastica e metalli, il che presuppone un'altra tipologia di impianti, considerando la vastità dell'area a disposizione prevista nel canone d'affitto che è di circa 40 ettari.

I comitati a difesa del territorio: "Mai impianti a Cupinoro"

Nei prossimi giorni i membri dell'Università Agraria si riuniranno in giunta per stabilire se togliere ufficialmente il bando rimuovendolo dal portale, annullando quindi, le partecipazioni degli imprenditori arrivate finora. Tuttavia, nonostante il dietrofront, le associazioni a difesa del territorio non abbassano la guardia. "Siamo pronti a riprendere la nostra battaglia contro i rifiuti nel territorio del comprensorio sabatino, non discutiamo nemmeno sulla tipologia di impianto destinato a sorgere nell'ex discarica di Cupinoro perché in quell'area non può esserci costruito niente e noi ci opporremo con tutte le nostre forze – hanno detto i comitati presenti, tra i quali Fermiamo Cupinoro – si tratta di terreni sottoposti a vincoli che devono solo essere bonificati e riqualificati".

Presentata un'interrogazione in Regione

Nel frattempo il gruppo consigliare Cinque Stelle della Regione Lazio ha presentato un'interrogazione indirizzata al presidente del Consiglio Regionale Mauro Buschini, indirizzata al presidente Nicola Zingaretti, all'assessore al Ciclo dei Rifiuti Massimiliano Valeriani e all'assessore all'agricoltura Enrica Onorati. La richiesta è di avere delle risposte sulle misure che la Giuta regionale intende intraprendere per garantire la tutela e la salvaguardia di salute e ambiente attraverso la riqualificazione del territorio, che attende da cinque anni l'avvio della bonifica. Non risultano infatti ancora pervenuti dalla Regione Lazio 8 milioni di euro di polizza fidejussoria previsti per le operazioni post-mortem.