Bodyguard seduto accanto Diabolik: poteva morire anche lui, ma al killer si è inceppata la pistola

Poteva essere un duplice omicidio, ma al killer si è inceppata la pistola: secondo gli investigatori doveva morire non solo Fabrizio Piscitelli, ma anche il bodyguard che era seduto insieme a lui sulla panchina del parco degli Acquedotti. Dopo aver sparato la prima volta a ‘Diabolik', l'assassino era pronto a uccidere anche l'autista cubano dell'ultras della Lazio, ma la pistola si sarebbe inceppata. A riferirlo agli investigatori della Squadra Mobile sarebbe stato un testimone. Il guardaspalle del leader degli Irriducibili, spaventato, sarebbe poi scappato a piedi. "Fabrizio aveva appuntamento con qualcuno, ma non so con chi", avrebbe detto l'uomo ai poliziotti. Diabolik forse aveva appuntamento proprio con il suo assassino o con il mandante dell'agguato. Le telecamere di videosorveglianza installate in zona potrebbero aver registrato qualche dettaglio utile e per questo gli investigatori hanno acquisito tutti i filmati per cercare di ricostruire l'appuntamento che si è trasformato in agguato.
Le indagini sui mandanti dell'agguato a Diabolik
L'impressione degli inquirenti è che l'omicidio sia stato commesso da "mani esperte", da un killer professionista e per il momento le piste più battute sono quelle della criminalità organizzata estera, precisamente albanese, e quella italiana, dati i rapporti di Piscitelli con il clan di Michele Senese, ‘O pazz'. Per il momento vengono escluse le ipotesi di un omicidio maturato in ambienti ultras o per motivi politici.
Nel pomeriggio gli ultras della Lazio hanno portato sciarpe biancocelesti, foto, fiori e la scritta Irriducibili sulla panchina dove è stato ucciso l'ex capo della Curva Nord. Nella notte un gruppetto di tifosi ha srotolato uno striscione in ricordo di Piscitelli davanti al Colosseo.