Morte del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma
27 Agosto 2019
16:48

Americano bendato in caserma, l’avvocato di Hjorth: “Mai sentito di bendaggi a fini di contenimento”

L’avvocato di Gabriel Natale Hjorth ha commentato le dichiarazioni del carabiniere che ha fotografato il 19enne americano, e che ha spiegato il perché era stato bendato con una fascia in testa: “Era per evitare facesse male a sé e agli altri”. “In tanti anni di professione non mi è mai capitato di veder utilizzato un bendaggio per questo fine”.
A cura di Natascia Grbic
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Morte del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma

"Che le manette vengano utilizzate a fine di contenimento sarebbe plausibile ma in tanti anni di professione non mi è mai capitato di veder utilizzato il bendaggio ‘per evitare' che un fermato ‘faccia male a se stesso o ad altri'". Sono queste le parole di Francesco Petrelli, legale di Gabriel Natale Hjorth, in merito alle dichiarazioni del carabiniere che ha fotografato il giovane americano bendato e accusato di concorso nell'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega. "Senza entrare nel merito di un'indagine che è ancora in corso, diciamo solo che se tale giustificazione è autentica e l'affermazione corrisponde al senso comune, la cosa non può che destare qualche sorpresa e qualche perplessità". Il carabiniere, nella memoria difensiva consegnata dall'avvocato Andrea Falcetta ai pm di Roma, ha spiegato che Hjorth sarebbe stato bendato per evitare che facesse male a se stesso e agli altri: si tratterebbe di uno "strumento di contenimento ritenuto proporzionato". Ha poi sottolineato che, "come chiaramente affermato dal procuratore generale Giovanni Salvi, l'interrogatorio si svolse con ogni garanzia di legge, quando il giovane si era calmato e già da tempo era stato liberato dalla benda".

Gabriel Natale bendato in caserma: "Foto diffusa per smentire responsabilità nordafricani"

La foto di Gabriel Natale Hjorth con il bendaggio sugli occhi è stata inviata in una chat WhatsApp interna formata da soli carabinieri e non sarebbe dovuta uscire da lì. Qualcuno, invece, l'ha fatta uscire e in questo modo è arrivata anche alla stampa: a far circolare l'immagine all'esterno è stato però un altro militare, non quello che ha inviato la foto. Chi ha scattato la foto è un carabiniere amico di Rega che ha spiegato di aver saputo dell'omicidio del vicebrigadiere alle 5.40 del mattino dalla telefonata di un collega e di essersi subito messo al lavoro per cercare i responsabili, inizialmente individuati in cittadini nordafricani, risultati poi ovviamente estranei a tutta la faccenda. Nella memoria si legge ancora che l'immagine sarebbe stata diffusa nella chat solo per rassicurare gli altri carabinieri che i responsabili dell'omicidio di Rega erano stati catturati e che non si trattava dei cittadini nordafricani individuati in precedenza.

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