Confermato il carcere per Antonio Casamonica, Vincenzo e Alfredo Di Silvio accusati di lesioni, violenza privata e minaccia con l'aggravante del metodo mafioso. Questa la decisione del tribunale del Riesame di Roma sull'aggressione al Roxy bar di via Barzilai alla Romanina il primo aprile scorso, che ha definito l'azione dei responsabili "particolarmente brutale" e fatta in modo "vigliacco e vile". Resta agli arresti domiciliari Enrico Di Silvio. Il lavoro degli inquirenti continua, sul caso si valutano le dichiarazioni aggiuntive di Roman Marian, uno dei titolari dell'attività che si è sfogato e ha spiegato come la violenza di Pasqua sarebbe solo l'ultima una lunga serie d'intimidazioni che andavano avanti da mesi. "In diverse occasioni mi dicevano che quella era la loro zona e che comandavano loro – ha detto Marian – Per questo motivo dovevamo obbedire". I proprietari, secondo quanto dichiarato, non avrebbero trovato il coraggio di denunciare: "per timori e ritorsioni data la fama del clan malavitoso cui appartengono". I responsabili, secondo quanto si apprende nelle carte, hanno compiuto il gesto conviti che nessuno avrebbe fatto niente per fermarli e che non avrebbero subito nessuna conseguenza.

Roxy bar, aggressioni e minacce

L'aggressione al Roxy bar finita su tutti i giornali risale al primo aprile scorso. I responsabili appartenenti al clan dei Casamonica/Di Silvio, hanno preso a botte il barista e una disabile davanti ai presenti e alle telecamere di video sorveglianza, distruggendo il locale. L'uomo si rifiutò di servire prima loro di un cliente, mentre la donna li sfidò rispondendo che potevano anche andarsene. I titolari sono stati incolpati dal clan malavitoso di aver aperto un'attività imprenditoriale nella zona che reclamavano di loro priorità senza chiedere permesso.

Ai microfoni di Fanpage.it Marian, ha raccontato: "Hanno detto ‘perché i rumeni fanno schifo'. E la signora gli ha detto: ‘Se ti fanno schifo perché vieni qua?'. Mi hanno solo detto ‘ci fai tre amari?' dopo che hanno menato quella donna. Poi mi dicono: ‘Come stai merda?'. L'altro mi ha detto: ‘Non vi scordate che qua è zona nostra'. Poi sono entrati dall'altra parte e hanno cominciato a darmi calci e pugni".