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Aggredirono i giornalisti dell’Espresso: condannati a 6 anni i neofascisti Castellino e Nardulli

I fatti risalgono al 7 gennaio 2019, quando i due giornalisti dell’Espresso Federico Marconi e Paolo Marchetti, si presentarono al Cimitero del Verano per documentare il “presente” di Forza Nuova e Avanguardia Nazionale in ricordo delle vittime dell’attentato di Acca Larentia. Oggi i giudici hanno riconosciuto Giuliano Castellino e Vincenzo Nardulli colpevoli condannandoli a sei anni.
A cura di Valerio Renzi
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In foto Giuliano Castellino di Forza Nuova
In foto Giuliano Castellino di Forza Nuova

È il 7 gennaio del 2019 quando Giuliano Castellino di Forza Nuova e Vincenzo Nardulli, veterano della destra neofascista già appartenente al gruppo eversivo Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie, aggrediscono due giornalisti del settimanale l'Espresso all'interno del cimitero monumentale del Verano. Si tratta di  che si sono recati lì con l'intento di documentare la celebrazione per le vittime dell'agguato di Acca Larentia, dove morirono tre militanti missini. I militanti di Forza Nuova e i reduci di Avanguardia Nazionale non sono i benvenuti al "Presente" all'esterno della storica sezione del Movimento Sociale dove i tre giovani furono freddati nel 1978: CasaPound, che da alcuni anni egemonizza la manifestazione, ha fatto sapere che non sono i benvenuti, da qui la scelta di una celebrazione separata.

Castellino (Forza Nuova) ancora contro la stampa: "Buffoni"

La presenza dei due giornalisti innervosisce il drappello di camerati che chiede che la celebrazione dei "martiri di Acca Larentia" possa avvenire in forma privata, e sono subito insulti e spintoni, ma anche la sottrazione del materiale lavorato dai due cronisti dell'Epsresso riconosciuti come nemici dagli estremisti di destra. Oggi i giudici hanno riconosciuto colpevoli Castellino e Nardulli, accogliendo la richiesta cinque anni e se mesi di carcere avanzata dal pm Eugenio Albamonte. Castellino si è rivolto ai giornalisti dopo la sentenza urlando loro "Buffoni, buffoni" e parlando di "sentenza che è una medaglia da appuntarsi sul petto" e sostenendo di pagare così "l'essere contro il sistema". Una sentenza che, se confermata, sarebbe senza dubbio esemplare.

Fnsi: "Riconosciuta violenza neofascista contro la libertà di stampa"

Nel procedimento la Federazione Nazionale della Stampa si è costituita parte civile: "È una sentenza che riconosce in pieno l'impianto accusatorio sostenuto dal pm Eugenio Albamonte, a cui va tutta la nostra solidarietà anche per le gravissime minacce subite in queste settimane da esponenti della destra eversiva. Viene ribadita la ferma condanna della violenza neofascista che oggi, sempre più spesso, torna a colpire la libertà di informazione". "La Fnsi, come sindacato unitario dei giornalisti, si unisce all'impegno delle forze dell'ordine, della magistratura e di tutte le forze democratiche in difesa dell'articolo 21 della Costituzione", ha concluso il legale. Parti civili anche il Gruppo Gedi e Ossigeno per l'informazione.

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