Virginia Raggi e il Movimento 5 stelle non vogliono trasformare l'estate romana in un incubo fatto di sgomberi, emergenze sociali e manifestazioni. La parola d'ordine è non far salire la tensione sociale in città, quando i dossier da gestire sono già tanti, a cominciare da quello dei rifiuti, fronte sul quale la situazione potrebbe farsi ancora più critica a luglio e agosto. È stato così rimandato lo sgombero previsto giovedì in via Cardinal Capranica, dove in uno stabile occupato alla periferia nord della città dai movimenti per il diritto all'abitare vivono circa 200 persone, tra cui molti minori. Questa la decisione presa dopo una riunione d'urgenza in Prefettura nel pomeriggio di ieri. Lo riferiscono fonti dell'amministrazione comunale a Fanpage.it. Se ne riparlerà non prima di un mese, quando l'amministrazione spera di essere riuscita a individuare, di intesa con la Regione Lazio, delle soluzioni alternative per chi vive all'interno. Il "nostro modello è quello di via Carlo Felice", lo sgombero soft che ha visto qualche mese fa gli occupanti lasciare spontaneamente l'immobile con un passaggio di casa in casa organizzato di concerto tra Comune, Regione e proprietà. Condizioni che ancora non si sono date per quanto riguarda via Cardinal Capranica.

L'ordine tassativo di offrire condizioni alternative a tutti gli occupanti, è la linea di Raggi che al momento si è imposta su quella degli sgomberi a qualsiasi costo portata avanti dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, potrebbe così rallentare il piano di 24 sgomberi tra centri sociali e palazzi occupati messo appunto dal Viminale. Ma un ribaltamento della situazione nelle prossime settimane è sempre possibile, nel quotidiano scambio di accuse tra il titolare del Viminale e la sindaca. Dalle finestre del Campidoglio non è passato inosservato il corteo di 15.000 persone contro gli sgomberi che ha sfilato lo scorso sabato per le strade di Roma, così come il presidio lanciata dai movimenti per la casa giovedì mattina fuori l'occupazione di via Cardinal Capranica: la determinazione a far pagare un prezzo politico alto all'amministrazione in caso di sgomberi attuati con la forza, e l'idea di apparire come l'esecutrice degli ordini di Salvini, hanno convinto sindaca e giunta a cambiare di passo. Se non è una tregua poco ci manca, mentre si cercano soluzione alternative per evitare che a parlare siano i manganelli.