Sono 13 milioni le presenze fantasma non rilevate dalle statistiche ufficiali sul turismo a Roma. Queste ultime infatti registrano 43 milioni e 500 mila presenze l’anno nella Capitale (46,5 milioni di presenze nel 2019) ma il sommerso turistico incide per oltre il 30% portando il dato ufficiale a 57 milioni 116 mila. È quanto emerge da un rapporto sul sommerso ricettivo realizzato da Sociometrica per l’Ente bilaterale del turismo del Lazio, secondo cui la situazione fotografata dalla stima prudenziale è “insostenibile”.

«È impossibile amministrare una metropoli senza conoscere la quantità effettiva di fruitori dei suoi servizi pubblici (dai trasporti alla raccolta dei rifiuti, dal traffico alla pubblica sicurezza). Siamo di fronte a un fenomeno che non crea occupazione né investimenti: case di proprietà per la maggior parte gestite da società di property management con pochi addetti e l'uso di molti mezzi di automazione. Non è sharing economy. È un'impresa a tutti gli effetti che ci auguriamo sia tassata come è giusto" è la dichiarazione, riportata dall’ANSA, del presidente dell'Ebtl Tommaso Tanzilli. Senza dati certi, calcolare le presenze, di norma registrate nelle strutture ricettive, diventa un problema.

Secondo i dati elaborati da TIM per «Futouroma 2019-2025, il Piano strategico del turismo», il campione fornito dall’analisi delle sim card a maggio 2018 indicava la presenza a Roma un milione di turisti al giorno, a fronte di 2 milioni 800 mila, residenti, 400 mila pendolari e visitatori, per quasi 5 milioni di presenze totali.

Effetto Airbnb a Roma

L'incremento di presenze va di pari passo con il proliferare incontrollato di affitti brevi turistici. Oggi sono 31.733 gli annunci di alloggi su Airbnb a Roma, a fronte di 12.306 strutture ricettive registrate dal Comune di Roma. Si tratta di 116.000 posti letto totali, contro gli oltre 1.000 degli alberghi della capitale. Oltre la metà degli annunci è per interi appartamenti: sono circa 20.000 le case a Roma affittate a turisti su Airbnb. La metà degli annunci è nel primo municipio dove ormai, in alcuni rioni, c'è un posto letto su Airbnb ogni due residenti stabili.

Niente tassa di soggiorno per chi alloggia Airbnb

Ogni anno la tassa di soggiorno genera circa 100 milioni di euro per le casse del Comune di Roma. Recentemente Airbnb ha rifiutato di firmare la convenzione con il Comune di Roma per il versamento della tassa di soggiorno perché, secondo l'assessorato al turismo, lo schema di convenzione prevede adempimenti più stringenti rispetto a quelli applicati da altre città italiane, in materia di dati e sicurezza. Nelle città dove Airbnb riscuote e versa ai comuni la tassa di soggiorno, lo fa infatti in maniera forfettaria e non verificabile. La convenzione del Comune di Roma avrebbe invece previsto una rendicontazione più accurata. E Airbnb non ha firmato.

Quanto costa il turismo a Roma?

Ma il turismo genera anche costi, e le presenze non registrate incidono sulla capacità di programmazione delle spese a carico della città. Un esempio su tutti: i costi extra per la gestione dei rifiuti, calcolati per il contratto di servizio di Ama nel 2015, sarebbero di quasi 40 milioni di euro l’anno. L’analisi, condotta sulla base dei dati della Questura (a cui andrebbero comunicati i nominativi degli ospiti delle strutture ricettive) stimava 85.000 presenze turistiche al giorno e presenze complessive di non residenti di 500.000 – la metà rispetto a quelle quantificate da TIM.

La regolamentazione degli affitti brevi

Il governo sta  lavorando a un disegno di legge sul turismo, collegato alla manovra, che sarà presentato a giorni. Tra le norme proposte un tetto di tre case come soglia di distinzione tra attività imprenditoriali e occasionali, che continuerebbero a non essere differenziate sul piano fiscale, con l’applicazione della cedolare secca a entrambe le tipologie. Così, se approvato, il DDL sul turismo proposto riuscirebbe nell’intento di non cambiare davvero nulla.