Howlader Dulal ha 52 anni, ventisei anni fa è arrivato in Italia dal Bangladesh e ha ormai acquisito la cittadinanza. Vive in quaranta metri quadri con la moglie e i due figli (che sono naturalmente italiani), di cui uno disabile. Lavora part time in un ristorante e al pari di tanti altri era da anni in lista d'attesa per una casa popolare. Poi, finalmente, il tanto agognato foglio è arrivato e Howlader è diventato legittimo assegnatario di un alloggio popolare a Tor Bella Monaca.

Così si è recato nel quartiere, con il suo foglio in mano, e non conoscendo esattamente dove fosse la strada della sua nuova casa, ha chiesto a un gruppo di ragazzi sulla ventina che stazionava in largo Ferruccio Mengaroni. Di tutta risposta, vedendo l'assegnazione, questi lo hanno aggredito: "Vai al paese tuo, lascia stare le case popolari". "Ti ammazziamo", e poi giù botte. A salvarlo dal pestaggio alcuni passanti che sono intervenuti e hanno chiamato le forze dell'ordine.

Lunedì si è così consumato l'ennesimo episodio di intolleranza avvenuto a Roma, in un quartiere periferico dove le case popolari sono oggetto di compra vendita, spesso controllata da gruppi criminali, in una spietata guerra tra poveri vista la carenza di nuova edilizia popolare in città. Dove vi è uno dei livelli di abbandono scolastico più alto della città e centinaia di famiglie vivono dei proventi dello spaccio nelle piazze del quartiere, con agazzini di 13 o 14 anni messi a stipendio dai clan come vedette o corrieri.

"Non ci sono negri italiani", era uno dei cori rivolti spesso e volentieri a Mario Balotelli, nonostante il suo stretto accento bresciano. Perché la colpa di Howlader Dulal, che ha diritto a quella casa popolare, che ha aspettato anni per averla, è da rintracciare esclusivamente nel colore della sua pelle, che ha fatto presumere a chi lo ha picchiato che stesse usurpando un diritto che spetterebbe agli italiani. "Ma come, gli italiani non hanno una casa e la danno ai bengalesi?". E no invece – posto che il diritto ad avere un tetto sopra la testa dovrebbe valere per tutti – in questo caso il ritornello ammantato di buon senso che nasconde sentimenti banalmente razzisti, non funziona. Fatevene una ragione: Howlader Dulal è italiano, anche se è nato in Bangladesh, e lui e la sua famiglia hanno diritto ad una casa. "Italiano picchiato perché ‘negro’", è questa la vera notizia.