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Terrorismo, espulso dall’Italia cittadino marocchino: voleva avvelenare l’acquedotto di Roma

Si tratta di Laaraj Noureddine, un 37enne già detenuto per reati comuni. L’uomo aveva manifestato il proprio compiacimento in occasione dell’attentato al Museo del Bardo di Tunisi del 2015, aggiungendo che non avrebbe avuto difficoltà né ad entrare nello Stato Vaticano per compiere atti violenti né ad intossicare la rete idrica della Capitale.
A cura di Ida Artiaco
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Voleva avvelenare l'acquedotto di Roma. Per questo, con un provvedimento firmato dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, è stata eseguita l'espulsione di un cittadino marocchino per motivi di sicurezza dello Stato. Si tratta di Laaraj Noureddine, un 37enne già detenuto per reati comuni. Proprio in carcere aveva manifestato il proprio compiacimento in occasione dell'attentato al Museo del Bardo di Tunisi, avvenuto nel marzo del 2015, e aveva aggiunto che non avrebbe avuto difficoltà né ad entrare nello Stato Vaticano per compiere atti violenti né ad intossicare la rete idrica della Capitale. Il provvedimento si è reso necessario a seguito della strage di matrice islamica di Barcellona e Cambrils dello scorso 17 agosto.

Sul caso è intervenuta anche la Questura di Roma con una nota nella quale si sottolinea che le indagini della Digos romana, già nel gennaio scorso, avevano portato all'applicazione della custodia cautelare in carcere per Hmidi Saber ed oggi hanno portato all'espulsione dal territorio nazionale di Noureddine. Il marocchino, detenuto per reati inerenti gli stupefacenti, aveva conosciuto l'Hmidi in carcere e con lui si era reso responsabile di vari episodi sanzionati secondo il vigente ordinamento penitenziario. Di particolare interesse è un episodio avvenuto nel giugno scorso, quando i due organizzarono una spedizione punitiva notturna, con sgabelli e manici di scope, nei confronti di un detenuto, reo di mal sopportare il rumore del gruppo di preghiera islamico di cui facevano parte. Nei vari istituti di pena dove è stato recluso e dai quali è stato più volte trasferito proprio per intemperanze contro gli altri detenuti di diversa fede religiosa, sono state raccolte anche delle testimonianze secondo le quali l'uomo avrebbe inneggiato apertamente agli attentati dell'Isis fino a definire "giusta" la strage di Tunisi del 2015. La Digos ha così chiesto ed ottenuto dal ministro dell'Interno un idoneo provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale.

Con quella di Noureddine diventano 71 le espulsioni del 2017, su un totale di 203 provvedimenti, dal 2015 a oggi, adottati nei confronti di soggetti gravitanti intorno all'ambiente dell'estremismo religioso.

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