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Sfruttava i braccianti nei campi di Terracina, colpendoli con un bastone e minacciandoli con un fucile a pompa. Gli agenti della Polizia di Stato la scorsa notte hanno arrestato un caporale, a seguito delle indagini che lo scorso 11 ottobre hanno fatto scattare le manette all'imprenditore agricolo trentacinquenne, responsabile degli stessi reati. La misura di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Latina arriva a completamento dell'inchiesta sul caporalato che ha passato al vaglio la provincia del Basso Lazio.

Le indagini sono partite dalla segnalazione di cinque braccianti

Il trentaseienne indiano ora è in carcere nella Casa Circondariale di Latina e dovrà rispondere in concorso all'imprenditore delle accuse di sfruttamento del lavoro con l'aggravante delle minacce, di favoreggiamento personale e porto abusivo di arma da fuoco. Le indagini sono partite dalle segnalazioni di cinque braccianti, che si erano rivolti alle forze dell'ordine per denunciare il trattamento a cui erano sottoposti. Il secondo arresto è stato possibile grazie al lavoro accurato degli investigatori dal quale è emersa una seconda figura chiave nella vicenda di sfruttamento, quella di un caporale, conosciuto con lo pseudonimo di "Ans".

Il caporale gestiva il lavoro nei campi e le paghe

L'uomo si occupava di sorvegliare i campi e delle paghe dei lavoratori, stipendi che contavano pochi euro l'ora. Aveva anche il compito di controllare che i braccianti non facessero pause troppo frequenti e segnava su un quaderno quando ognuno di loro andava in bagno. Il trentaseienne una volta arrestato l'imprenditore, si è occupato di disfarsi dell'arma utilizzata per minacciare i braccianti, poi recuperata dai poliziotti.