Dovevano lavorare, ancora di più e sempre più veloce. Sotto la minaccia di un'arma puntata alla gola. E, quando si accasciavano stremati, o provavano a scappare, partivano le fucilate. La storia, che sembra arrivare da qualche latifondo dell'America del Sud del Settecento, è datata invece 2019 e viene da Terracina, in provincia di Latina. Il "padrone" è un imprenditore agricolo di 35 anni, Alessandro Gargiulo, che trattava come schiavi i braccianti che lavoravano nelle sue terre. L'uomo è stato arrestato ieri, 11 ottobre, dagli agenti del commissariato di Terracina della Polizia di Stato; è accusato di sfruttamento del lavoro, minaccia aggravata con l'utilizzo di un fucile a pompa, lesioni personali, detenzione abusiva di munizioni, omessa denuncia di materie esplodenti e di aver fatto lavorare i braccianti in condizioni degradanti e sottopagati.

Le indagini sono partite dalle segnalazioni di cinque braccianti, che si erano rivolti alle forze dell'ordine per denunciare il trattamento a cui erano sottoposti. Avevano raccontato che loro e gli altri lavoratori, tutti indiani, venivano minacciati di continuo; l'imprenditore, avevano detto, per spronarli ad essere più veloci nella raccolta e nella lavorazione sparava verso di loro col fucile. Stando a quanto ricostruito dagli agenti, l'imprenditore si era avvalso di "caporali" per la sorveglianza e aveva destinato ai braccianti agricoli delle baracche fatiscenti; i suoi complici, individuati, sono stati denunciati in stato di libertà durante la stessa operazione di polizia.

L'ultimo episodio ricostruito dai poliziotti risale al 10 ottobre. Uno dei suoi operai, l'ennesimo, si era licenziato, esasperato da quel trattamento. E Gargiulo, per dare una lezione agli altri braccianti, si era presentato nell'alloggio e aveva cominciato a sparare verso di loro, per fortuna senza colpire nessuno. Poi li aveva passati in rassegna: davanti a ognuno di loro, tenendogli il fucile puntato alla gola.

I militari hanno circondato la villa dell'imprenditore insieme alla Squadra Volante, Anticrimine e alla Polizia Scientifica. Il 35enne non ha opposto resistenza ma, quando gli hanno chiesto del fucile, ha detto che gli era stato rubato. L'arma è stata recuperata poco dopo, e sono state identificate le persone che l'avevano fatta sparire; per loro è scattata la denuncia per favoreggiamento personale e porto abusivo di arma.